Non è daTianjinche arrivano le minacce più gravi per le democrazie occidentali. No. Arrivano da Washington e da Tel Aviv, cioè dalle capitali di due Paesi simbolo della civiltà occidentale che si è sempre rispecchiata nella forza lungimirante, nella determinazione di quei Paesi in difesa della libertà dei popoli e del rispetto dei diritti umani a qualsiasi latitudine. A Tianjin, in Cina, si è celebrato il vertice dei Paesi Sco (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo), una comunità voluta daXi Jin Ping, abbracciata da Putin e da autocrati come l’indianoNarendra Modio il turco RacipErdogan, con lo scopo di realizzare un’alternativa all’Occidente. Essi rappresentano il 45% della popolazione mondiale ma soltanto il 24% del Pil. La loro forza di trascinamento è decisamente superiore a quella di un Occidente reso irriconoscibile con la presidenza Trump e i massacri diNetanyahunella Striscia di Gaza.
Trump, si sa, subisce la forza seduttiva di leader forti. L’accoglienza riservata a Putin nel vertice ad Anchorage ha gettato nello sgomento ogni persona amante della libertà. Dal 15 agosto, data dell’incontro, nulla è cambiato nell’atteggiamento di Putin. I bombardamenti in Ucraina sono proseguiti con maggiore intensità e con maggiore intensità sono stati colpiti obiettivi civili e uccise persone per strada aKyiv. La reazione diTrumpsi è fatta, se possibile, ancora più incerta e altalenante. Vorrebbe sostenere l’Ucraina, e probabilmente lo farà, a condizione che l’Europa paghi le spese. Ecco, l’Occidente di Trump è ridotto a uno scontrino da pagare e l’America non vuole saperne. Invocare l’unità dell’Occidente, quando sull’altra sponda dell’Atlantico si trova una talpa che scava buche sotto l’Occidente, è qualcosa di surreale.
L’Unione europea è oggi più sola e, cosa più grave, indifesa come mai era stata prima. Sappiamo per certo che in caso di aggressione da parte della Russia, l’America non muoverà un dito – almeno finché non cambia l’inquilino alla Casa Bianca – o, se lo farà, accadrà con una fattura commerciale da pagare in anticipo.Mario Draghi lo ripete come un mantra,profeta inascoltato per anni: se l’Europa non accelera nell’integrazione delle politiche di difesa e degli Esteri, nessuno verrà mai a salvarci.
Quello che sembrava impossibile è entrato nel novero delle possibilità. Quello che sembrava incredibile – l’America disinteressata al Vecchio Continente – diventa un’opzione molto concreta nella politica estera americana. Se un vice presidente come James DavidVancepensa – e dice – che gli europei sono dei “parassiti” è lecito attendersi delle azioni conseguenti a quell’affermazione. Dietro le sue parole c’è una visione del mondo e delle relazioni internazionali che ha preso a circolare nei circoli politici ultraconservatori da molti anni. L’idea che alcuni Paesi abbiano sfruttato come sanguisuga la disponibilità americana a difendere la libertà e la democrazia infischiandosene di spendere soldi per le armi, non è un’idea di oggi o solo diTrump. Anche sotto le presidenze di Obama e di Biden si era fatta strada la necessità di riequilibrare la partecipazione finanziaria dell’Europa alla difesa collettiva, la questione veniva trattata come si tratta fra alleati se non proprio amici. Non c’erano minacce dirette o ritorsioni. La novità di Trump è stata la lacerazione di ogni tessuto diplomatico, e il confronto si è rapidamente trasformato in aut-aut all’Europa. Senza nessuna considerazione per le conseguenze strategiche e geopolitiche che potrebbero derivare – e deriveranno – dalla trasformazione della Nato in un’alleanza “a gettone”: ti aiuto, ma prima concordiamo il compenso.
La soluzione alla guerra di Israele al terrorismo, diventata nel frattempo una guerra ai palestinesi tout-court, reca gli stessi segni di un’ambiguità politica davvero imbarazzante per l’Occidente. Nessun governo israeliano prima diNetanyahuaveva osato vendere l’anima dell’Occidente (e quell’anima comprende la memoria indelebile dell’Olocausto, atto rifondativo della nostra civiltà) in nome del diritto all’esistenza di Israele. Un diritto cheNetanyahupensa di riaffermare attraverso un massacro senza soluzione di decine di migliaia di palestinesi, con ciò negando la natura stessa della civiltà occidentale, fatta di umanità, di tolleranza e di rispetto della vita. la reazione al pogrom del 7 ottobre 2023 era più che un atto dovuto: era dovuto al popolo israeliano, era dovuto alla democrazia di quel Paese insidiata e umiliata dalla ferocia dei terroristi diHamas. Come è possibile, due anni dopo, che insidie e umiliazioni possano venire da chi ha reagito a tanta violenza?
L’Occidente sta perdendo se stesso. La sferza dei nazionalismi e dei sovranismi ha lacerato il tessuto della solidarietà su cui sono stati costruiti decenni di prosperità e di benessere. Molti, troppi premier occidentali coltivano l’illusione fatale di restituire grandezza e prestigio alla propria Nazione, ovviamente a danno di altre. Un’illusione fatale, perché pensare che i singoli Paesi europei potranno domani fronteggiare l’aggressione di Putin è una semplice follia. Pensare, come pensa Trump, che i palestinesi possano essere trasferiti da Gaza e ricollocati altrove (dove? accolti da chi?) etrasformare la Striscia in un waterfrontda animare con grattacieli e resort per vacanzieri di lusso, è qualcosa che va oltre la demenza. È la prova di un Occidente che si è perso. E non ha molto tempo per ritrovarsi prima che altri soggetti prendano il nostro posto e rendano il mondo un posto meno sicuro.
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