È una pressione che si intensifica ogni giorno di più quella di Mosca sulla politica italiana. Non sono più fake news o troll. Niente di tutto questo: Mosca gioca ormai a viso scoperto e punta tutte le carte sul governo italiano nel tentativo di disarticolare il fronte europeo, con l’assenso tacito di Donald Trump. Non è esagerato affermare che mai come in questa circostanza l’Unione europea è stata messa a dura prova. I fatti. Ieri pomeriggio l’ambasciata russa a Roma ha diffuso una nota decisamente irrituale per una sede diplomatica. Si voleva far conoscere la soddisfazione per la vendita del gruppo editoriale Gedi (La Stampa e Repubblica) accusato di aperta ostilità verso la Russia e, insieme, si è espresso l’auspicio che la nuova proprietà possa portare a un maggior equilibrio informativo. La nota irrituale – va detto – appare perfino irridente e confida ovviamente sulla smemoratezza dell’opinione pubblica. Ricevere lezioni sulla libertà di informazione e sull’equilibrio di chi informa da un regime che ha fatto assassinare nell’androne di casa Anna Petrovkskaja provoca a dir poco indignazione.
Neanche 24 ore dopo quella nota, ecco che oggi, martedì 16 dicembre, la signora Marija Zakharova, ineffabile portavoce del ministero degli Esteri, elogia apertamente una dichiarazione di Matteo Salvini e definisce “indiscutibili” le sue argomentazioni secondo cui è impossibile per Zelenski sperare in una vittoria contro Mosca. Tutto ciò è accaduto nel giro di appena 24 ore e tutto lascia presumere che le pressioni di Mosca siano destinate ad aumentare. Con grande intuito politico, il presidente Mattarella aveva avvisato ieri, incontrando il corpo diplomatico a Roma, che la disinformazione e l’uso dell’IA costituiscono oggi la più grande minaccia per le democrazie. “È evidente – ha spiegato, quasi sillabando le parole – che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Parole nette pronunciate in direzione di Mosca, ma la cui eco rimbalza fino a Washington mai, per la verità, chiamata direttamente in causa. Mattarella è da mesi bersaglio degli strali minacciosi di Maija Zakharova e Dmitri Peskov, portavoce di Putin.
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La sua denuncia è netta: nel mirino delle autocrazie c’è l’Unione europea, c’è la democrazia e i suoi valori grazie ai quali l’Ue è diventato il faro per molti Paesi e popoli privi delle garanzie democratiche, della libertà d’opinione, dove la dignità della persona viene calpestata da regimi violenti. L’Unione europea percepita come un ingombro, un ostacolo al libero dispiegarsi delle politiche di potenza.
Questo e molto altro è l’humus su cui ha attecchito la mala pianta del dispotismo. Può l’Europa rassegnarsi al ruolo di vaso di coccio fra i nuovi poteri che dominano sulla scena? Può l’Unione europea accettare un ruolo ancillare nel momento in cui si ridefiniscono le relazioni internazionali e alla forza del diritto si vuole progressivamente sostituire il diritto della forza come stella polare per riscrivere l’ordine planetario?
Mentre questo articolo è in pagina, a Berlino i capi di governo e di Stato europei stanno limando la bozza con i 20 punti dell’accordo da proporre alla Russia per arrivare a far tacere le armi. Rimangono alcune questioni controverse. La più importante riguarda l’impiego di forze europee in funzione di peacekeeping. L’Italia ha fatto sapere di essere contraria, ma dubbi hanno anche i tedeschi ma non i francesi, inglesi, danesi d Paesi Baltici. Il dubbio maggiore riguarda che cosa accadrebbe se Mosca decidesse di rompere la tregua, se un caccia russo sorvola lo spazio aereo ucraino. Si alzano in volo aerei inglesi e francesi, ma questo significherebbe entrare in guerra con la Russia. Un gradino che Italia e Germania non vogliono salire, per molte e valide ragioni. Le garanzie di sicurezza da offrire a Zelensky devono essere certamente robuste e tali da scoraggiare Mosca dall’intraprendere nuove iniziative belliche. Un simile obiettivo può essere perseguito evitando il contatto diretto tra forze europee e russe? Certamente, ma in tal caso sono le Nazioni Unite la sede appropriata dove portare il testo dell’accordo e assumere le decisioni conseguenti. Sotto l’egida dell’Onu – da riportare a nuova vita dopo che è stata bullizzata da Trump – una forza multinazionale formata da Paesi extraeuropei potrebbe avere quella legittimità che neanche Mosca potrebbe negarle.
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