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Meloni e la sfida delle due destre

L’arrivo di Vannacci ha modificato la grammatica del discorso pubblico. L’ex generale ha sdoganato modi, espressioni e lessico tipici dei regimi autocratici. È una sfida che costringe Meloni a rivedere i suoi piani di avvicinamento se non di conquista dei settori moderati della società civile. La sfida per lei è duplice: applicare, da un lato, un giro di vite sulle politiche di sicurezza; dall’altro lato garantire la piena autonomia degli istituti propri di ogni stato di diritto. Le frizioni con Forza Italia aprono per la prima volta un vero contenzioso politico. Dalle opposizioni di sinistra arriva la totale afasia interrotta soltanto dalla ripetizione di slogan logori e irrilevanti

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Lo scontro politico innescato dalla carcerazione del gioielliere Mario Roggero, amplificato poi dalla morte in circostanze tutte da accertare del cittadino di origine marocchina, Abderrahim Fakir, ha improvvisamente cambiato l’agenda della politica. C’è, come sempre in vicende simili, un sovraccarico di speculazione politica e di demagogia che finisce per confondere le strategie nei due campi che si contrappongono, quello dei garantisti in ogni caso e dei giustizialisti sempre.

Le due vicende rappresentano una sfida unica e complicata per la presidente del consiglio. Giorgia Meloni si trova per la prima volta dall’inizio del suo mandato a fronteggiare un avversario politico alla sua destra. L’arrivo di Roberto Vannacci sulla scena politica ha modificato la grammatica delle discorso pubblico . L’ex generale ha sdoganato modi, espressioni e lessico tipici dei regimi autocratici. La domanda esasperata di maggior sicurezza sta rapidamente modificando l’atteggiamento della maggioranza di Centro destra sfidata da Vannacci a proporre un giro di vite sulla sicurezza pubblica senza troppi riguardi per le garanzie proprie dello stato di diritto.

Per Giorgia Meloni si tratta di una complicazione in attesa di cui avrebbe volentieri fatto a meno. La maggioranza, Salvini in testa, si è precipitata – dopo la carcerazione di Mario Roggero – a proporre un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza con la previsione di cancellare ogni forma di risarcimento civile a chiunque si rendesse autore di un reato o di un crimine rimanendone in qualche modo danneggiato. È il primo passo per ridurre il perimetro dei diritti e garanzie fino a oggi accordate dalla legge, ma ritenute intollerabili e offensive per le vittime del crimine.

Su questo emendamento c’è un accordo più o meno convinto fra i partiti della maggioranza. Forza Italia ha però mostrato più di una perplessità per quanto riguarda la richiesta di grazia che si vorrebbe accordata al gioielliere Mario Roggero. Si tratta di rispettare lo stato di diritto – si ragiona nel partito di Tajani – sia dal lato delle vittime, come pure dal lato degli autori del crimine.

È soltanto un accenno di divaricazione all’interno del centrodestra su cui Giorgia Meloni avrà sicuramente posto ogni attenzione, consapevole che inseguire Vannacci sul terreno di un giustizialismo senza sconti può portarla verso una deriva, fino a trovarsi scoperta su quel settore di elettori moderati sensibili certamente al tema securitario ma altrettanto vigili sul rispetto dei diritti e delle garanzie.

Si tratta con ogni evidenza di ricostruire un punto di equilibrio capace di tenere insieme le ragioni su cui si è fin qui ritrovato il centrodestra e conciliarle, operazione comunque rischiosa, con le più ruvide ragioni di Roberto Vannacci. Il filmato mandato ieri dall’ex generale e abbastanza eloquente nella sua volgarità. Vannacci, come tutti quei politici sprovvisti di una strategia politica che non sia il “Day By Day“, ha bisogno di alzare i toni della sua comunicazione per guadagnarsi uno spazio ed una visibilità nel dibattito politico.

Per ora il vento sembra favorevole al fondatore di Futuro nazionale. Sarà da vedere, in prossimità delle elezioni politiche, con quali proposte e con quali contenuti davvero credibili e realizzabili Vannacci saprà presentarsi al giudizio degli elettori. Salvini e Meloni lo seguono sul suo terreno, il primo con grande affanno mentre la presidente del Consiglio può permettersi una strategia più prudente e ragionevole.

È significativo il fatto che il dibattito su sicurezza è stato di diritto veda protagonisti soprattutto i leader del centrodestra. Il cosiddetto Campo largo partecipa alla discussione da una posizione di semplici rincalzo preferendo abbracciare una linea di assoluto garantismo per ignorare ogni preoccupazione Sekou Tarja.

Circostanza del tutto inedita almeno per il PD, i cui progenitori – Dc e Pci – avevano una più ampia sensibilità anche sul lato delle politiche di sicurezza. È plausibile che ancora per qualche settimana sarà il tema della sicurezza ad arroventare il dibattito politico, non perché ci sia una emergenza , ma per la buona ragione che concentrare l’attenzione su questo tema risparmia alla maggioranza al governo di affrontare altre questioni spinose nell’agenda politica.

Questo è possibile anche a causa di un’opposizione da troppo tempo in afasia. Schlein e Conte sono divisi sulle questioni decisive della politica estera (il sostegno all’Ucraina e il rapporto con l’Unione Europea) e il fatto di trovarsi d’accordo sugli altri temi è poca cosa perché l’auspicata alleanza elettorale possa trasformarsi in una coalizione politica. Questa condizione di sofferenza dell’opposizioni concede al centrodestra e a Giorgia Meloni di muoversi con grande disinvoltura sulla scena pubblica. La minaccia al centrodestra non viene dal Campo largo ma, almeno per il momento, ha il volto bellicoso di Roberto Vannacci.

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