Antichi Telai 1894

L’insensata guerra di Hamas e il dovere di stare sempre dalla parte di Israele

Difronte la guerra insensata scatenata stamani da Hamas in Israele le democrazie occidentali hanno il dovere di schierarsi dalla parte di uno Stato aggredito che ha il diritto di difendersi

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Esattamente 50 anni dopo la guerra dello Yom Kippur, Israele è stato nuovamente attaccato di sorpresa, questa volta da Hamas (e questo getta un’ombra sulle falle aperte nell’intelligence considerata la più efficiente del mondo…). Era il 6 ottobre 1973 quando una coalizione di Stati arabi guidata da Egitto e Siria lanciò un attacco nel giorno più sacro del calendario ebraico, lo Yom Kippur. Gli israeliani si trovarono inizialmente in difficoltà, ma poi respinsero i siriani e penetrarono in Egitto.

Il conflitto si concluse il 25 ottobre con un cessate il fuoco. Questa volta l’attacco di Hamas è scattato durante lo shabbat, il giorno del riposo ebraico. La pioggia di missili piovuta all’alba sulle città israeliane è stata impressionante: Hamas è passata dalla guerriglia alla guerra con un salto di qualità che ha dello stupefacente. Ma chi fornisce questo imponente arsenale bellico? Lo spiegò bene un alto ufficiale palestinese della Jihad Islamica, Ramez al Halabi: “I missili con cui bombardiamo Tel Aviv, le nostre armi, i nostri soldi, il nostro cibo, sono tutte forniture iraniane. Ci sono molte altre testimonianze che attestano i finanziamenti di centinaia di milioni di dollari che il regime degli Ayatollah fornisce alla guerra di Gaza, e non si tratta di aiuti umanitari.

E’ una catena del terrore alimentata dalla forza incendiaria dell’Iran che va spezzata dalla comunità internazionale prima che il contagio del conflitto si allarghi ad altre zone a rischio del Medio Oriente come il Libano, mentre altri Stati arabi ormai vedono Hamas per quello che è: un’organizzazione terroristica eterodiretta dagli ayatollah.

Stavolta non possono esserci dubbi: c’è infatti un aggressore e un aggredito, il che porta ad alcune considerazioni: i nemici di Israele sono nostri nemici, non vogliono colpire il piccolo Satana, vogliono colpire l’Occidente, la modernità, la democrazia, la libertà, l’emancipazione della donna. Questa è un’epoca caratterizzata da sfide globali e da pericoli tanto estesi quanto difficilmente identificabili in un singolo Stato o territorio.

La minaccia terroristica, l’instabilità dell’economia mondiale, le grandi migrazioni e i sommovimenti per certi versi inaspettati di Paesi da noi divisi soltanto da una sottile striscia di mare sono fattori che hanno portato a declinare il concetto di pace in modo molto diverso rispetto al passato.

Israele è un Paese democratico, occidentale, che rispetta le minoranze, la legge, il libero mercato ed è espressione di una cultura che ha consentito il pieno sviluppo della democrazia, una democrazia con un retroterra ricco di valori che appartengono alla tradizione giudaico-cristiana. E’, insomma, l’avamposto dell’Occidente nello scacchiere mediorientale, anche se in Occidente persistono molte forze ancora ostili allo Stato ebraico, che è stato spesso criminalizzato nonostante sia costretto a vivere in un quasi perenne stato d’assedio.

Il popolo israeliano merita invece solo ammirazione per la sua capacità di trasformare le debolezze e le avversità in punti di forza. Tecnologia e coraggio, i due elementi ricordati da Shimon Peres, hanno permesso a questo popolo di vincere sfide che sembravano impossibili, con territori aridi e inospitali e con alle porte nemici numericamente superiori. Israele insomma è qualcosa di più di un Paese, è un modo di pensare, improntato a quella particolarissima disposizione d’animo che in ebraico si chiama chutzpah: un atteggiamento di intraprendenza temeraria, uno spirito antigerarchico e anticonformista che permea la società e le istituzioni, dalla scuola all’esercito.

La guerra insensata scatenata stamani da Hamas non riguarda solo i cittadini israeliani, perché è un attacco alla libertà. Una nuova instabilità in Medioriente, con una guerra già aperta nel cuore d’Europa, è uno scenario catastrofico di fronte al quale le democrazie occidentali hanno il dovere di schierarsi dalla parte di uno Stato aggredito che ha il diritto di difendersi.

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