Libertà di parola? Slegare i bavagli con le battaglie del passato

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Cosa accadrebbe se Meloni mettesse Parenzo al Tg1, Giannini al Tg2 e Gruber al Tg3, e desse i Cinque minuti di Bruno Vespa a Saviano? Il premier passerebbe da un consenso del 30% al 60%. A lanciare la provocazione, che gli scorre nelle vene per natura, e a saperne la risposta, è Giuseppe Cruciani seduto su una poltrona della Festa dell’Ottimismo de Il Foglio.

Il conduttore del programma radiofonico più irriverente, pruriginoso e imprevedibile, che è La Zanzara, in poche battute ha impartito una lezione di comunicazione e comunicazione politica che suona tanto ovvia quanto geniale. Quasi un esercizio di logica che ha il sapore di quel non so che di “ci avessi pensato io”, di quel je ne sais quoi di nozione che una volta detta è verità sottotraccia lampante. 

Ebbene, si tratta pur sempre del conduttore radiofonico che mastica per poi sputare la radice dura del politicamente corretto quotidianamente come quella liquirizia amara di chi sta cercando di smettere di fumare. Tanto vero quanto fastidioso, tanto fastidioso quanto vero. La percezione che si ha nell’ascoltarlo? Che a parlare è un uomo libero nella più ampia accezione che si possa dare, capire e far propria

Mentre gli altri, la maggior parte, guardano la realtà che li circonda con i paraocchi, fustigati da chi gli indica un’unica via da seguire e un unico credo a cui far riferimento, Cruciani è già arrivato al traguardo (da anni) ed è andato oltre (da mesi). Niente di più autentico del pensiero critico personale e libero.

Appunto: libero, free speech, libertà di stampa, di parola e di pensiero. Un tema che non poteva essere quanto più attuale. E Cruciani ne è l’emblema in uno stile tutto suo, difficile da replicare ma a cui bisognerebbe aspirare. E fa l’esempio degli Stati Uniti, dove ognuno può dire quello che vuole e alla fine tutte le opinioni, anche le più estreme “si sterilizzano”. “Noi in Italia, invece, abbiamo un’idea della libertà d’espressione che è molto in balia dei magistrati e degli umori del momento”. Una vera e propria censura che è “soprattutto a sinistra”, che interviene tracciando il confine dell’odio, facendo entrare la libertà in un campo minato. 

Ma l’essere come vuole di Cruciani, lontano dalla noia e dal piacere a tutti i costi, dettato da un menefreghismo sottile come un’ostia, è frutto di un pensiero formatosi sulle linee dei Radicali. Proprio loro, quelli che si nutrivano di idee senza essere idealisti quando portavano avanti le battaglie a suon di scioperi della fame, quando internet, social e frenesia mediatica non esistevano neanche come parole. E sulla stessa scia, si posiziona Daniele Capezzone, che solo a pochi giorni dalla voce del conduttore della Zanzara da Firenze, si presenta in audizione in Commissione Segre in Senato sulle minacce ricevute a seguito di indagini giornalistiche sulla propaganda di idee razziste e antisemite. 

E la visione è più che similare nello scandire che in Italia esiste una “comprensibile ma insidiosa ossessione normativa”, che sindaca sul free speech sapendo dove si inizia e non sapendo dove si finisce. Ed è chiaro, come solleva il direttore editoriale di Libero, che chi giudica corre il rischio “che la cassetta degli attrezzi sia usata contro forze sgradite con una carica di discrezionalità”.

Come districarsi per non venir tacciati di dittatura? Semplice, non rinunciare alle idee, ma saperle argomentare con raziocinio e non espellere tesi dalle discussioni. Poche nozioni che, attenzione, arrivano direttamente dal partito di Marco Pannella. E quindi, liberi di ronzare nell’orecchio del contestatore.

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