Le regole morali del magistrato dipendono sostanzialmente dalla sua coscienza e la vera riforma della magistratura, pertanto, parte da questo postulato. “Il giudice – diceva Rosario Livatino – oltre ad essere, deve anche apparire indipendente. È importante che egli offra di sé stesso l’immagine non di persona austera o severa o compresa del suo ruolo e della sua autorità o di irraggiungibile rigore morale, ma di persona seria, di persona equilibrata, di persona responsabile… Soltanto se il giudice realizza in se stesso queste condizioni, la società può accettare ch’egli abbia sugli altri un potere così grande come quello che effettivamente ha. Partendo da questi stessi presupposti, prima di lui uno dei più grandi giuristi italiani, Piero Calamandrei, sentì il dovere di rimarcare, nel suo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”, che “il giudice dev’esser distaccato da ogni legame umano, superiore ad ogni simpatia e ad ogni amicizia: ed è bene che i giudicabili lo sentano lontano ed estraneo, inaccessibile…”.

E veniamo ai giorni nostri: Salvini ha pubblicato un post in cui si legge: “25 agosto 2018, Catania, io ero vicepremier e ministro dell’Interno. L’estrema sinistra manifesta per chiedere lo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti: la folla urla “assassini” e “animali” in faccia alla polizia. Mi sembra di vedere alcuni volti familiari…”. Ebbene, quel volto “familiare” è inequivocabilmente quello della giudice Iolanda Apostolico, quella che ha giudicato illegittimo il decreto del governo sulle espulsioni accelerate di quattro migranti con un provvedimento in cui ci sono alcuni passaggi quantomeno anomali per giustificarlo: un richiedente asilo sostiene di essere perseguitato dai cercatori d’oro del suo Paese per alcune caratteristiche fisiche che ha, cioè le linee della mano… Un altro per dissidi con i familiari della sua ragazza, un altro ancora per la mancanza di adeguate cure ospedaliere in Tunisia, e l’ultimo per le minacce che avrebbe subito dai creditori. La giudice Apostolico ha però assicurato di aver deciso della sorte dei quattro stranieri sulla base di motivazioni “esclusivamente giuridiche”, ma sarebbe stata più credibile se non avesse promosso nella sua bacheca Facebook una raccolta di firme per le dimissioni di Salvini, non avesse partecipato a quella manifestazione e non si fosse schierata per una “sinistra più a sinistra di Nichi Vendola”. C’è più di un sospetto, dunque, che la giudice Apostolico non si sia premurata affatto di osservare le regole deontologiche dettate da Livatino e Calamandrei.
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25 agosto 2018, Catania, io ero Vicepremier e Ministro dell’Interno. L’estrema sinistra manifesta per chiedere lo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti: la folla urla “assassini” e “animali” in faccia alla Polizia.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 5, 2023
Mi sembra di vedere alcuni volti familiari…. pic.twitter.com/Khfy8mtV5o
La sinistra ha preso le sue difese invocando la separazione dei poteri, facendo notare che la giudice non ha dichiarato affatto la Tunisia Paese non sicuro, ma escludendo che “la mera provenienza del richiedente asilo da Paese di origine sicuro possa automaticamente privare il richiedente del diritto a fare ingresso nel territorio italiano per richiedere protezione internazionale”. Una distinzione più di lana caprina che di sostanza, insomma. Ma dichiarare un Paese non sicuro è un compito che spetta alla magistratura? La risposta è no, ma c’è un’altra sentenza, quella del tribunale di Firenze, che sostiene esattamente il contrario, arrogandosi esplicitamente il diritto di dichiarare la Tunisia “Paese non sicuro”. Lo ha fatto esaminando il caso di un altro migrante tunisino che per giustificare la legittimità della sua richiesta di asilo, pur ammettendo di non essere perseguitato, aveva posto una questione di principio: “La grave crisi socioeconomica, sanitaria, idrica e alimentare, nonché l’involuzione autoritaria e la crisi politica in atto sono tali da rendere obsoleta la valutazione di sicurezza compiuta a marzo dal governo italiano”.
I giudici fiorentini gli hanno dato ragione scrivendo di avere il diritto-dovere di sostituire al governo e alla stessa Ue per stilare la lista dei Paesi sicuri: “Il sacrificio dei diritti dei richiedenti asilo non esonera il giudice dal generale obbligo di verifica e motivazione in ordine ai profili di sicurezza del Paese”. E qui arriva il paradosso: il tribunale di Firenze sostiene che la “separazione dei poteri” resta fuori discussione, aggiungendo però che al giudice spetta una “garanzia di legalità supplementare”. Quindi la magistratura, da Catania a Firenze, sta affermando una Costituzione materiale per la quale nella politica internazionale il parere dei giudici prevale sulle scelte del governo. La separazione dei poteri diventa così una fictio iuris per sconfinare nel campo dell’anarchia istituzionale.
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