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Perché l’Italia non può ignorare Gaza ma neppure può entrare nel Board of peace

In attesa delle comunicazioni del governo, martedì pomeriggio, divampa la polemica sulla decisione di Meloni di accogliere l’invito come “osservatore” al Board of peace di Donald Trump. È un azzardo accettarlo, ma non meno grave sarebbe stato un rifiuto: più di altri europei, l’Italia si è spesa molto nella vicenda mediorientale e non può abbandonare un’area che ci vede protagonisti da alcuni decenni. Il Board è viziato dal protagonismo incontrollato del suo promotore e dalle finalità poco chiare. L’unica certezza è il senso di Trump per gli affari ma a Gaza ci sono valori da affermare più importanti degli affari. Per questo - e per la Costituzione - Meloni non potrà aderire.

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Giorgia Meloniha infine risolto il dilemma di Nanni Moretti e deciso che può essere notata di più se partecipa alBoard of peace di Trumpe se ne sta in disparte, da osservatore. Sarebbe stata notata di meno se avesse optato di rimanere a casa. Sia chiaro, le polemiche che hanno accompagnato la sua decisione hanno un fondamento più che solido per molte ragioni. La prima e forse più importante di tutte è lanaturaprivatistica” dell’iniziativa americana. Anche se il suo promotore non ha nascosto l’intenzione di voler dimostrare ilfallimento delle Nazioni Unitecome organismo in grado di dare risposte al dramma dei gazawi, e darle in tempi rapidi e ragionevoli.

È ovvio che i propositi trumpiani sono decisamente velleitari, in linea con la sua propensione alle smargiassate come era la fine della guerra in Ucraina in 24 ore. Si può aggiungere che sono anche pericolosi e incontrollabili, dal momento che da quanto finora si è potuto sapereTrump non ha una soluzione per i circa due milioni e mezzo di abitanti della Striscia, se potranno restare o se immagina per loro il trasferimento forzato non si sa bene dove.

Il quadro è dominato per ora da interrogativi senza risposte, e le incognite sulle poche cose fin qui rese note – la ricostruzione di Gaza una volta allontanato Hamas – non dissolvono i dubbi su tempi e procedure per realizzare un qualsivoglia progetto. Perché – va detto con chiarezza – se il progetto è quello di Jared Kushner, cioè latrasformazione della Striscia in un grande resort per vacanzieri, allora siamo molto oltre il realismo politico. Il poco che si conosce del Board non è fatto per rassicurare i partecipanti: Trump ne sarà il presidente a vita, chi vorrà farne parte deve dare un contributo di 1 miliardo di dollari. Il resto è avvolto nella nebbia.

Meloni è salita al Quirinale la settimana scorsa.Con Mattarella nessun problema nel constatare l’impossibilità per l’Italia di partecipare a pieno titolo. Ci sono i vincoli della Costituzione. L’art.11 è esplicito al riguardo poiché riconosce che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Il richiamo a due principi (le condizioni di parità e le limitazioni di sovranità necessarie) rinvia poi all’art.80 della Costituzionein cui si stabilisce che “le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”. Come si vede, due paletti da cui discendono obblighi precisi per il governo, primo fra tutti l’intervento del Parlamento che deve ratificare per legge qualunque trattato internazionale.

Perché allora la scelta di aderire all’invito dipartecipare comeosservatore”? Le risposte dipendono dal punto di vista. Per le opposizioni sarebbe la conferma della sudditanza dell’Italia a Donald Trump e dell’adesione ideologica di Meloni al trumpismo e a tutto ciò che ne consegue. Per uno sguardo più distaccato, la risposta è diversa e consiste in un’altra domanda:davvero l’Italia ha interesse a ignorare un’iniziativa, discutibile e perfino pericolosa, su un’area geografica che ci vede da decenni protagonisti e presenti nella diverse forze di pace – dal Libano al Sinai –senza ricavarne un danno d’immagine e di peso politico?

Vista in questo modo, la presenza come osservatore al Board of peace ha una sua ragion d’essere. Lasciare nelle mani poco affidabili di Trump un’iniziativa diplomatica è rischioso, come pure rischioso sarebbe farsi parte attiva. Meloni può invece irrobustire le ragioni della sua decisione di partecipare coinvolgendo l’Unione europea e farsi “ponte” in questo caso utile e importante. Ecco,sarebbe importante evitare di farsi o sentirsi protagonista in solitaria, senza coinvolgere i partner europei. Tenere la scena tutta per sé non sarebbe un buon viatico per affrontare le questioni spinose della sicurezza e della difesa.

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