Dopo l’attacco di Hamas a Israele, la questione migratoria si intreccia sempre più strettamente con la sicurezza nazionale, basta rileggere cosa ha detto il sottosegretario Mantovano alla festa del Foglio sulla possibilità che i flussi possano diventare un veicolo di minacce terroristiche. Mantovano non ha risposto né sì né no, ma ha fornito una serie di dati molto eloquenti: dal primo gennaio di quest’anno a oggi sono arrivati circa 130 mila migranti, e se si scompongono i numeri di arrivi per Paesi di origine confrontandoli con lo scorso anno si scopre, ad esempio, che nel 2022 dal Mali giunsero in Italia 619 migranti contro i 5,297 del 2023, con un aumento dell’850 per cento; dal Camerun + 500 per cento, dal Burkina Faso +5000 per cento.
Ebbene, proprio in questi tre Stati ha preso sempre più corpo il jihadismo che controlla metà territorio del Burkina Faso, mentre nel Mali ci sono stati due colpi di Stato nel giro di pochi mesi. E’ indubbio dunque che, in un contesto del genere, l’incentivazione dei flussi migratori diventi uno strumento di pressione da parte del fondamentalismo islamico nei confronti dell’Italia e dell’Europa. C’è, a questo proposito, un particolare inquietante: da alcuni video di imbarcazioni intercettate dalla Guardia costiera tunisina emerge che la gran parte dei partenti sono giovani maschi, molti dei quali muniti di armi. Secondo Mantovano, “un flusso così consistente consegna comunque ai Paesi di approdo una massa di soggetti che entrando in modo irregolare vengono attratti da suggestioni criminali potenzialmente terroristiche”.
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Per questo l’allerta è stata alzata in tutto il territorio nazionale, perché il pericolo jihadista si è moltiplicato a dismisura con la nuova ondata anti-Israele suscitata dalla guerra, anche se lo Stato ebraico è stato vittima di un terribile e raccapricciante atto di terrorismo. Ebbene: in questa fase oggettivamente delicatissima dal punto di vista della sicurezza nazionale, c’è un corpo dello Stato che sembra vivere in un altro pianeta: la magistratura militante sta infatti rimettendo in libertà diversi migranti rinchiusi nei centri per il rimpatrio in attesa dell’esito della richiesta di asilo. Si tratta di provvedimenti subito esecutivi che consentono agli interessati, anche se potenzialmente pericolosi, di darsi alla fuga – come è successo con i quattro tunisini di Catania – senza possibilità di rintracciarli. La giudice Apostolico, come era facilmente prevedibile, ha fatto scuola, imitata da colleghi dello stesso tribunale catanese che di Firenze e di Potenza. Ieri l’Anm locale è scesa in campo per difendere la magistrata deplorando “con sconcerto, dolore e preoccupazione la campagna di persecuzione mediatica promossa da alcuni organi di stampa e da esponenti politici della maggioranza di governo” nei suoi confronti. “Il diritto dell’immigrazione – prosegue la nota – è materia assai complessa che attiene ai diritti soggettivi delle persone: tale complessità è data non solo dalle molteplici fonti giuridiche (anche sovranazionali) coinvolte, ma anche dai frequenti mutamenti normativi che interessano tale ambito”. Pieno avallo dunque al comportamento di una giudice che dopo aver espresso apertamente la sua posizione politica a favore dell’immigrazione incontrollata è stata poi chiamata a decidere sulla stessa materia senza sentire il dovere di astenersi.
Il problema, soprattutto in questo momento storico, assume una valenza particolare, e ripropone il dilemma se il giudice possa o no fare giurisprudenza creativa quando non condivide lo spirito di una norma. Detta in parole più semplici: la politica migratoria spetta al Parlamento e al governo o alla magistratura? La risposta dovrebbe essere ovvia, perché separazione dei poteri non significa affatto precipitare in una democrazia giudiziaria. Il governo ha una linea chiara: favorire l’immigrazione legale e contrastare quella irregolare che favorisce fenomeni criminali come la tratta degli esseri umani, nella consapevolezza che ogni euro che finisce a un trafficante è un euro investito in droga e armi.
In Europa, proprio a causa del rinnovato allarme terrorismo, si sta mettendo fortemente in discussione lo stesso trattato di Schengen, che si basa su due presupposti: libera circolazione nelle frontiere interne e difesa delle frontiere esterne, mentre sta accadendo il contrario, con Paesi che stanno difendendo a spada tratta i confini interni e una dimensione esterna che viene invece trascurata dall’Unione europea. Se l’immigrazione è un fenomeno globale la risposta deve essere globale, e se è un fenomeno europeo la risposta deve essere europea. Invece ogni Paese fa da sé e l’Italia deve cavarsela da sola. Il decreto Cutro ha lo scopo precipuo di far entrare chi ha diritto e di respingere chi non lo ha. Le procedure accelerate alla frontiera si basano sulla possibilità di garantire il diritto di asilo a chi arriva, ma entro quattro settimane, e prevede la possibilità di eseguire il rimpatrio, e per poter far questo il trattenimento nei centri diventa assolutamente indispensabile. Ma la “legge Apostolico” sta smantellando questo impianto.
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