consorzio arcale

Il caffè della Repubblica

Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si completava l’architettura di libertà e democrazia avviata con la lotta di Liberazione. Fino alla domenica del 4 giugno 1944, Roma si svegliava come da quattro anni si svegliano gli abitanti di Kiev, in un frastuono di esplosioni, raffiche di mitra e cannonate. La libertà venne conquistata con il fucile in pugno, e si difende - come a Kiev - con il fucile in pugno. La Repubblica nasce al femminile, perché per la prima volta le donne hanno il diritto di votare. Da allora gli italiani si alzano con la sveglia, e sorbono il caffè invece della ciofeca

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Una celebrazione può dare le vertigini se ci lasciamo travolgere dalla retorica, e finisce per assomigliare a una farsa o a qualcosa di posticcio,un artificio da accogliere con un rituale sbadiglio. Sergio Mattarella conosce gli antidoti giusti, come dimostrano gli undici anni al Quirinale senza mai una sbavatura o un cedimento.

La scelta difesteggiare gli 80 anni della Repubblica in piazza, incontrando quel “popolo” che la politica evoca soltanto senza più sapere dove sia e come è fatto, è stato il miglior antidoto contro i cedimenti alla retorica. Ha incontrato associazioni e movimenti che operano nel mondo della disabilità e del disagio sociale, a loro ha fatto sentire la vicinanza della Repubblica, cioè diquella invisibile ma tangibilecoperta istituzionale sotto la quale ogni cittadino deve trovare riparo e accoglienza.

La Repubblica è lo spazio al cui interno ilpopolo trova i suoi diritti ed esercita i suoi doveri, secondo il monito caro al mondo del repubblicanesimo: “Un diritto senza un corrispondente dovere genera anarchia, un dovere senza un corrispondente diritto genera tirannia”. Gli italiani si liberarono della tirannia ma l’Italia si guardò bene dal precipitare nell’anarchia.

Le forze politiche ebbero tutte la saggezza di incontrarsi – senza rinunciare alle differenti visioni dell’ordinamento sociale ed economico – nelsentimento comune del nuovo spazio istituzionale. La forza della Repubblica si rivelò nella sua capacità di accogliere tutti gli orientamenti senza discriminarne alcuno. Con la sola eccezione di quelli cheintendevano metterne in discussione la legittimità.

Ottant’anni sono un traguardo ragguardevole nella vita delle persone, sono poco più che la giovinezza nella vita di un’istituzione. I partiti che hanno fatto la Repubblica hanno avuto il merito di saperla difendere nei non pochi momenti di difficoltà vissuti. All’assalto del terrorismo, forse il momento più alto e drammatico dell’aggressione alla democrazia, le istituzioni repubblicane seppero reagire negli anni ‘70 e ‘80 con ladeterminazione propria di chi aveva allora la piena consapevolezza storica e morale della responsabilità del proprio ruolo.

Sono prove come la sfida mortale del terrorismo chehanno radicato nella coscienza popolare il sentimento di appartenere a un comune destino nazionale. Sono prove terribili, come quella a cui deve rispondere il popolo ucraino, che devono radicare nella coscienza popolare e di ciascuno di noi, la consapevolezza che il destino nazionale si è fatto angusto per rispondere aldesiderio di libertà e democrazia, valori che meglio possono essere difesi nel compimento di un destino europeo.

La Repubblica ha incarnato per la generazione che combatté per costruirla l’aspirazione più alta a cui tendere per realizzare una società più giusta,ridurre le diseguaglianze e rendere concreti e vivi i diritti umani.La fine della guerra coincise con la fine delle sofferenze incredibili patite dagli italiani. L’arrivo della Repubblica regalò all’Italia un bene rimasto introvabile per 20 anni: lasperanza, ildesideriodi unfuturo che non poteva non essere migliore del passato.

Viviamo in un’area del pianeta che conosce benessere e affluenza da 80 anni, un’area del pianeta in cui, a dispetto delle crisi e delle difficoltà, vorrebbero vivere quei milioni di persone che partono dai quattro angoli del pianeta sognando l’Europa. La Repubblica, come diceva un vecchio del mio Paese, ha cambiato il nostro modo di vivere: “Dopo quattro anni, avevo preso ad alzarmi con la sveglia invece che con le cannonate. E bevevo il caffè invece della ciofeca”.

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