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Sulla guerra Meloni sceglie la prudenza. Le opposizioni si rifugiano nella vaghezza

La presidente del Consiglio lascia la sedia vuota alla Camera dove intervengono per il governo i ministri della Difesa, Guido Crosetto, e degli Esteri, Antonio Tajani. Da entrambi una duplice conferma: l’Italia non è in guerra con l’Iran ma è pronta a rispettare gli obblighi derivanti dalle alleanze e a difendere Cipro e Turchia, Paesi Nato. Sull’uso delle basi americane in Italia, Crosetto rassicura: ogni decisione passerà dal Parlamento

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La presidente del Consiglio può essere assente dall’Aula mentre il Parlamento discute di guerra e pace e del possibile coinvolgimento dell’Italia? No,Giorgia Meloni doveva essere in Aula. Le opposizioni possono costruire una credibile alternativa solo perché presentano una risoluzione in cui si chiede di riattivare l’iniziativa diplomatica per mettere fine alla guerra in Iran? No, se è a questo che pensano, allora Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli continuano a coltivare una pia illusione.Nessuno, dalla maggioranza come dall’opposizione,ha denunciato lo spaesamento in cui è finita l’Unione europea.

Si pensi solo alla questione dellabasi Usa in Europa, costruite fra gli anni ‘50 e ‘60, sulla base di accordi bilaterali fra Stati Uniti e i singoli Paesi della nascente Alleanza atlantica. Bene, nel giro di poche ore l’Unione europea ha preso direzioni diverse: il premier spagnolo,Pedro Sanchez, da irriducibile avversario di Trump ha negato l’uso delle basi Usa in Spagna mentre, da Parigi, il presidenteMacronha dato parere favorevole all’uso delle stesse basi americane in Francia. L’Italia, come hanno spiegato nell’Aula della Camera i ministri Crosetto e Tajani, si affiderà alle decisioni del Parlamento.

Schlein ha avuto gioco facile nel criticare le comunicazioni del governosottolineando la mancanza in esse di qualsiasi riferimento alle cause che hanno scatenato la guerra. È verosimile che Meloni abbia deliberatamente scelto di lasciare la sedia vuota per non trovarsi nella sgradevole condizione di censurare Donald Trump come uico responsabile, insieme a Netanyhau, della guerra in corso, lascitando ai due ministri la responsabilità di soffermarsi sulle conseguenze e sul modo di arginarle.

Se questa ipotesi ha un fondamento,si può dire che quella di Meloni è stata allora una furbizia tattica– un peccato veniale – ma le cui conseguenze politiche non sono facilmente circoscrivibili. È emblematico però un altro aspetto:le opposizioni che hanno concentrato il fuoco delle critiche sull’assenza di Melonihanno implicitamente manifestato tutta il loro affanno nel definire una linea politica se non alternativa almeno complementare a quella del governo.

Ecercare, come sempre è stato in passato,una convergenza con il governoa tutela dell’immagine e della credibilità del Paese. QuandoMassimo D’Alema, dietro insistenza del Segretario di Stato di Clinton, Madelein Albright,autorizzò la partecipazione dell’Italia al bombardamento del Kosovo, non solo evitò il passaggio in Parlamento, ma trovò ampia e piena condivisione in Silvio Berlusconi e in tutta l’opposizione di centrodestra.

Ignorare le cause della guerra è l’ennesima concessione di Meloni a Trump, e neppure sarà l’ultima. Chiedere, come chiede l’opposizione, di ripristinare un minimo del processo multilaterale che tante guerre evitò o portò a termine negli anni ‘90, presuppone una tale forza diplomatica e un’autorevolezza nelle relazioni internazionali che in questo momento non ha l’Unione europea e nessuno dei singoli Paesi al suo interno. Se solo si ripensa allascena muta del cancelliere tedesco Merz davanti a Trumpche attaccava Sanchez come “alleato terribile”, si ha la misura esatta della regressione subita dall’Europa con l’inizio della guerra.

SeMeloni non è andata in Aula giovedì 5 marzoè perché non aveva frecce al suo arco. La sua assenza equivale a una scelta di prudenza rispetto a un quadro bellico in rapida evoluzione e in minacciosa espansione. L’Unione europea, e l’Italia, sono chiamate a gestire le conseguenze di eventi sulle cui cause non hanno alcun potere di intervento. Trump ha scelto la guerra contro l’Iran, così assecondando Benjamin Netanyhau da sempre risoluto assertore di uno strike definitivo sull’Iran.

La sfida per l’Uniome è tutta qui: se scatta il fuggi-fuggi per tamponare le conseguenze della guerra sull’economia,per l’Europa si apre uno scenario da incubocome neppure la guerra in Ucraina. Se Merz pensa di mettere in sicurezza la Germania a danno degli altri, o gli altri pensano di salvare il proprio orto a danno degli orti vicini, le spinte alla disgregazione dell’Ue si farebbero incontrollabili. Nessuno, da Meloni a Merz a Macron, può permettersi un simile lusso senza pagare un prezzo altissimo.

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