Giorgio Armani, non un addio ma un arrivederci

"Preciso, pignolo, rigoroso, costante, determinato e appassionato", come lui stesso si identificava da persona e stilista, Giorgio Armani ha spento per l'ultima volta la luce di via Borgonuovo dove si è scritta la storia del genio creativo ed imprenditoriale quintessenziale italiano. Ora, a garantirgli l'eternità sarà l'eredità armaniana

4 Min di lettura

Che ne pensate?”. Nel dopo-sfilata con la stampa, la prima domanda era sempre sua. E non appena si sedeva comodo dinanzi ai microfoni, per un attimo erasemplicemente Giorgio, non il Signor Armanie neanche il re della moda italiana. Solo l’uomo prima del mito.

E così, ora in questo dolorosopost, cosa si pensa deldefiléarmaniano durato mezzo secolo? Se la sua vita era il suo lavoro, allora basta riflettere su ciò di cui parlava quel che Armani disegnava. Ci si renderà conto che, d’ora in poi, ci sarà un prima Armani e un dopo Armani.

Prima di questo stilista nato nel ’34 e arrivato a Milano da Piacenza, non esisteva un’industria di moda italiana. Esisteva solo un sistema industriale di fabbriche italiane che lui ha saputo plasmare proponendo innovazione senza rinnegare il passato, condiscrezione e polso fermo.

E così, senza retorica inutile, Mr Armani ha colto l’essenza stessa della moda. Nata per rappresentare la società, lui ne ha fatto il suogreige, quel “qualcosa che rimane“: “Il valore di un impegnoche non consiste nel disegnare qualche modello ma dicercare continuamente di adattare un modo di vestire e di vivere, vivere, vivere, un’ideaa una possibilità di riproduzione industriale”.

Ma il colpo di frusta che lo ha reso immortale è stata lacoerenza. Nel mondo della sregolatezza di quegli anni, e dell’incoerenza di questi anni,lui è l’anti divo nel mondo dei divie dei “tanti cretini vestiti alla moda, nessuno vestito elegante” che ha conosciuto.

Armani, a differenza di tanti altri, non ha mai venduto all’Oltralpe dei Gruppi. Armani, a differenza di molti altri, non ha mai spostato la residenza nei paradisi fiscali, per senso di responsabilità econtribuire alla salute, all’istruzione, alla sicurezza del suo Paese.

Ha amato l’Italiacon l’affetto di chi appoggia una giacca sulle spalle di una persona amata che sta per uscire in una giornata di vento. Vestendola senza apparire e avvolgendola in qualcosa che si chiama stile, il perno della sua vita, perché “lo stile è avere coraggio delle proprie scelte e anche il coraggio di dire no” e “consiste nel corretto bilanciamento tra sapere chi sei, che cosa va bene per te e come vuoi sviluppare il tuo carattere. E i vestiti diventano espressione di questo equilibrio“.

Intellettualmente libero e onesto, e rifuggito dall’ipocrisia,anche nel vivere i sentimenti ha mantenuto riservatezza. Nessun esibizionismo nel pubblico e nel privato. Solo pochi giorni fa, ha firmato l’acquisto della storica “Capannina” di Forte dei Marmi dove negli anni Sessanta aveva conosciutoSergio Galeotti, il suo grande amore e socio numero uno con cui fondò la Giorgio Armani. In sostanza, un ritorno all’alfa dove tutto ha avuto inizio e dove ha voluto riporre l’omega.

Con l’irruenza tipica di unnaifcelata nella sua fisionomia austroungarica, e con i suoi modi anglosassoni, ha tracciato le linee della sua visione nel segno di “impegno, rispetto per le persone e per la realtà”. E tutto d’un tratto, mentre entrava nel suo mondo per lasciare la traccia da seguire, quel mantello dell’autorevolezza come importuno è scivolato a terra.

Se ne è andato, nonostante abbia sempre fatto credere che il tempo non sarebbe mai passato grazie al suo inarrivabile “senza tempo“. Armani se ne è andato da lavoratore indefesso, con quell’eleganza che lui difendeva, senza farsi notare ma facendosi ricordare. Ora, a garantirgli l’eternità sarà l’eredità armaniana.Grazie signor Armani e a-rivederci.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
Way Technological Systems

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.