La scelta non è priva di contraddizioni in quanto il primo vagito nasce nell’ambito di una tensione culturale evidente. LaFerrari Luce, primo modello integralmente elettrico del Cavallino, ha già provocato reazioni forti, tra entusiasmo e diffidenza. Tra le voci più critiche si è distinta quella di Luca Cordero di Montezemolo, che ha espresso apertamente le proprie perplessità verso una Ferrari priva del caratteristico suono e della meccanica che ne hanno definito il mito. Una posizione che interpreta il sentimento di molti appassionati: può esistere davvero una supercar senza rombo?
La stessa domanda attraversa anche il mondo Mercedes. Il marchio tedesco, altra icona globale della Formula 1 e delle alte prestazioni, ha confermato che tra i 36 nuovi modelli previsti entro il 2027 ben 12 saranno completamente elettrici. Una scelta che non appare più come semplice adeguamento normativo, ma come una precisa strategia industriale e culturale.
Ed è proprio qui che emerge l’aspetto più interessante di questa doppia traiettoria: Ferrari e Mercedes accelerano verso l’elettrico nel momento in cui lo stesso non sembra più una strada obbligata. Il rallentamento di alcune politiche europee, i dubbi del mercato, le difficoltà infrastrutturali e il ritorno di interesse per motorizzazioni ibride e carburanti alternativi avrebbero suggerito maggiore prudenza. E invece i due brand, abituati a stare alla partenza nelle prime file, decidono di esporsi e anticipano il cambiamento anziché inseguirlo. E ciò sta nel loro DNA: essere tra i primi, sempre!!!
È una scelta che parla soprattutto al futuro del lusso automobilistico. Perché Ferrari e Mercedes sanno che il problema non è soltanto tecnologico: è emotivo. Lo sanno anche i bambini che l’automobile sportiva non è mai stata un semplice mezzo di trasporto; diciamolo: mettere il proprio sedere su certi sedili è identità, è rituale, è appartenenza.
Il passaggio all’elettrico obbliga dunque a ridefinire il concetto stesso di performance. Non più soltanto cavalli, vibrazioni e suono, ma autonomia, fluidità di guida, accelerazione immediata, comfort e gestione intelligente dell’energia. Roba per campioni e loro indiscussamente lo sono.
I due marchi sembrano aver compreso che la vera sfida non consiste nel convincere il pubblico che l’elettrico sia inevitabile. Ma, consiste nel dimostrare che può essere desiderabile.
È un cambio di paradigma che procede con una velocità molto diversa da quella abituale delle piste di Formula 1. Le trasformazioni industriali, culturali e persino psicologiche richiedono tempi lenti. Gli stessi consumatori che applaudono l’innovazione continuano spesso a cercare nell’auto sportiva il fascino nostalgico del motore tradizionale. Ferrari e Mercedes siamo convinti che ne siano perfettamente consapevoli. E forse, proprio per questo, scelgono di muoversi adesso per arrivare, ancora una volta, prima degli altri a capire quali siano davvero le aspettative della nuova clientela globale.
La posta in gioco è altissima.
Chi acquista una vettura di fascia alta pretende percorrenze elevate, tempi di ricarica ridotti, comfort assoluto e prestazioni immediate. Ma pretende anche emozione. Ecco allora il grande interrogativo che accompagna questa transizione: l’elettrico riuscirà a produrre lo stesso mito costruito per oltre un secolo dal motore termico?
Ferrari e Mercedes sembrano voler rispondere con una scommessa precisa: il futuro dell’automobile non sarà il silenzio della rinuncia, ma il silenzio di una nuova idea di potenza.
Una potenza meno rumorosa, forse, ma destinata a ridefinire ancora una volta il concetto stesso di velocità.
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