Il Procuratore Capo della Procura di Palermo Maurizio De Lucia, nella sua audizione presso la Commissione parlamentare Antimafia, ha denunciato che laMafia sta cercando di acquisire droni armati e tecnologia militare avanzatadal mercato nero connesso con la guerra russo-ucraina. Ovviamente, per ragioni di opportunità, il Magistrato non ha precisato esattamente la provenienza di tali armamenti, ma per avere qualche idea in più, incredibilmente,basta cercare tra gli atti del Parlamento Europeo, proprio uno degli Organi esagitatamente a favore di Kiev.
Già nel gennaio del 2023, quindi a neanche un anno dall’inizio della guerra, il citato fan di Zelensky ha approvato una proposta di risoluzione (B9.0098/2023) su un maggiore controllo del traffico di armi legato all’Ucraina, nella considerazione che “il mercato illegale delle armi in Ucraina è cresciuto a dismisura, alimentato da un’eccedenza di armi disperse nel territorio e da controlli limitati del loro uso” e che il Presidente della Nigeria aveva denunciato che “le armi utilizzate nel conflitto in Ucraina stanno iniziando a diffondersi nelle regioni del Sahel e del Lago Ciad”, dove operano formazioni legate ad Al Qaeda e all’Isis.
Questo flusso di armi e la presenza diretta di Forze Speciali ucraine hanno poi portato, lo scorso anno, tre Paesi africani a rompere le relazioni diplomatiche con Kiev.
Su tutto questo ci è andata a nozze la Portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova la quale, con il suo consueto tatto, ha dichiarato proprio nei giorni scorsi che “l’Ucraina è un mostro che si vendicherà dei suoi creatori occidentali”, perché è “un mostro che l’Europa non riesce più a controllare”. Che la propaganda russa debba essere presa per quello che è non c’è dubbio, tuttaviasul discorso della capacità dell’Europa di esercitare un adeguato controllo sull’Ucraina, vale assolutamente la pena di riflettere, anche alla luce dei fatti degli ultimi giorni.
Nella notte fra il 25 e il 26 luglio, droni ucraini hanno colpito nel Mar Caspio 2 mercantili già inseriti nei registri sanzionatori, oltre a una motovedetta della classe Molniya e alla piattaforma Filanovsky di Lukoil. Teheran ha denunciato la morte di un marinaio, sostenendo anche che il carico fosse civile. L’immediatareazione iraniana, soprattutto di fronte al trionfalismo di Zelensky,si è subito focalizzata su un possibile attacco missilistico al territorio ucraino ma poi, di fronte al dietro front di Kiev, che ha asserito la “non intenzionalità” di colpire la nave, Teheran ha preferito, per il momento, evitare una pericolosa escalation.
Però, è da sottolineare che il Ministro degli esteri iraniano ha ritenuto logico chiamare in causa la Kallas, Alto Rappresentante della politica estera della UE, per chiedere conto dell’operato di Kiev, che ha giustificato i suoi attacchi facendo riferimento al 21° pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, datato 24 luglio. Quindi, l’Ucraina,che è tutt’altro che un membro della UE,si sente autorizzata a prendere iniziative belliche talmente malsane da far intervenire addirittura gli USA, mentre l’Unione Europea viene chiamata a risponderne nientemeno che all’Iran, un Paese in guerra, che in questo momento si trova all’angolo e che ha già dimostrato di essere pronto a far qualsiasi cosa per uscirne (chiedere ai Paesi del Golfo per conferma).
L’intervento USA a fermare Kiev è avvenuto qualche giorno prima, allorché Zelensky, sempre nel Mar Caspio, ha pensato bene di colpire con i propri droni il porto russo di Novorossijsk, interrompendo temporaneamente le attività del terminal del “CPC – Caspian Pipeline Consortium”, che gestisce l’80% delle esportazioni del petrolio kazako (circa il 2% della produzione mondiale).
Questi atti ostili verso il Kazakistan, Nazione assolutamente non belligerante, hanno comportato una sua dura protesta, ma anche un perentorio monito della Casa Bianca, che ha intimato a Kiev di sospendere gli attacchi nell’area, anche perché nel consorzio ci sono le compagnie americane ExxonMobil e Chevron. Peraltro, va evidenziato chegli USA hanno rimproverato Zelensky il 20 luglio e l’attacco al naviglio iraniano è avvenuto il 25, per cui non sembra che l’Ucraino si sia più di tanto preoccupato del Tycoon.
Ma la preoccupazione americana per il coinvolgimento del Mar Caspio non si limita ai danni subiti dalle compagnie petrolifere di bandiera, ma deriva anche dalla considerazione chequesto mare chiuso, apparentemente lontano da tutto, è percorso dal cosiddetto “Middle Corridor”, che collega la Cina all’Europa, attraverso Kazakistan, Mar Caspio, Azerbaigian, Georgia e Turchia, aggirando il territorio russo.
L’importanza di questa via è dimostrata dal suo carico commerciale che dalle 586mila ton. del 2021 è rapidamente salito ad oltre 4,4 milioni nel 2024. L’IRU – International Road Transport Union (Organizzazione Mondiale dei Trasporti su strada) ha stimato che ivolumi potrebbero triplicare entro il 2030, ma ritiene necessari investimenti sulle frontiere e sui collegamenti caspici, impegni che l’Europa sta già sostenendo, per ovviare alle incertezze di tutte le altre vie strategiche di commercio (come ad esempio il corridoio settentrionale via Russia, Bielorussia e Polonia verso Duisburg).
Tutto bene, se non fosse chela scheggia incontrollabile Zelensky, che delle esigenze di chi si sta svenando per lui se ne frega altamente,ora ha posto un serissimo problema di sicurezza, che potrebbe rendere quasi inutilizzabile il Middle Corridor.
In tutto questo, si registra che la Casa Bianca, che in fondo non ha particolari interessi,ha ritenuto necessario intervenire per salvaguardare i flussi energetici globali e per non tirare troppo la corda con la Cina(già adirata per quanto succede nel Golfo Persico), mentre sia l’Europa che i suoi Stati Membri, che sono coinvolti direttamente e con gravi conseguenze, non hanno espresso alcuna condanna o, meglio, azione di moderazione verso Kiev.
Infatti, l’UE, che già ha pensato bene di ingaggiare una guerra commerciale tanto folle quanto controproducente con la Cina, potrebbe essere seriamente danneggiata dalle reazioni di quest’ultima, di fronte a questo ennesimo problema dei suoi corridoi commerciali, soprattutto se imputabile al “pupillo strategico” di Bruxelles Zelensky, a cui l’Europa sta praticamente consentendo qualsiasi cosa, divenendone in tal modo complice.
Un’inerzia inetta, colpevole e condannabile, soprattutto se si considera che numerosi Paesi europei sono tra i principali acquirenti del petrolio Kazako, che transita proprio attraverso il CPC.
Ma questa accettazione supina al limite del servile verso Kiev si alimenta ormai da tempo con molteplici eventi che hanno seriamente danneggiato l’economia dell’Europa, a cominciare dal sabotaggio del gasdotto Nord Stream 1 del 2022. Per tre anni, a livello politico, è stata imposta lapista della responsabilità russa, tanto illogica ed utopica quanto funzionalissima per la propaganda dell’establishment dell’Unione Europea e dei Leader dei Paesi Membri.
Ma è bastato il lavoro serio ed istituzionale della Procura Federale tedescadi Karlsruhe, che ha esaminato i fatti alla luce della realtà, per arrivare ad individuarela responsabilità dell’Ucraina sia come esecutore materiale dell’attentato che come suo mandante politico, dimostrando in tal modo che Kiev, sin dall’inizio della guerra, non aveva alcun rispetto degli interessi europei.
E allora c’è da chiedersi come sia possibile che Zelensky, Presidente ormai politicamente scaduto da due anni, in carica solo per la legge marziale che lui stesso ha firmato, che veleggia tra molteplici scandali di corruzione dei suoi più stretti collaboratori e siluramenti di Ministri e Comandanti militari che godono del consenso popolare,continui a presenziare come una star a meeting internazionali di G7, NATO e Unione Europea, senza che a qualcuno dei Leader europei, che se lo abbracciano e baciano come se fosse il migliore alfiere della democrazia, venga in mente, una volta per tutte, di chiedergli conto di tutto quello che ha fatto, sta facendo e farà.
Ma a questo punto, se questo non accade, è probabilmente venuto il momento che i veri finanziatori involontari di tutto questo sfacelo,vale a dire i Cittadini europei, chiedano conto ai loro Leader di questo palese autolesionismo, che sta portando l’Europa alla bancarotta.
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