Le elezioni suppletive alla Camera dei Deputati nel collegio di Reggio Calabria-Locri, indette per riassegnare il seggio che fu dell’attuale sindaco metropolitano, non hanno detto nulla di significativo sulle potenzialità di partiti e coalizioni. Insomma, non hanno dato indicazioni sull’affidabilità dei sondaggi sui quali, da mesi, si incardinano giornali e talk show. Troppo residuale la natura della competizione, troppo specifiche le condizioni nelle quali si è sviluppata la campagna elettorale, troppo elevata la componente di conflitto interno al centrodestra e, soprattutto, troppo bassa la partecipazione al voto, per trasformare il voto reggino in un sondaggio sul consenso nazionale.
E così, l’appuntamento elettorale che era stato caricato di significati ben superiori a quelli propri di un’elezione suppletiva, proprio per la misera affluenza alle urne, si è rivelato un flop per tutti gli intervenuti che, però, utilizzeranno certamente i pochi voti raccattati per enfatizzare percentuali insignificanti.
Un flop che non si può nascondere: il rigetto per la totale assenza di contenuti e per le risse da balera è evidente nei registri elettorali rimasti quasi intonsi. Il 78% di astensione a fronte di un misero 22% di votanti: in numero esatto, affinché sia percepibile l’abisso, circa 75.000 persone su 345.000 aventi diritto.
La tenzone ha visto, da una parte, Forza Italia e il centrodestra schierati per Fabio Roscioli; dall’altra Futuro Nazionale, alla sua prima vera prova elettorale, con Domenico Giannetta, ex capogruppo regionale di Forza Italia, cooptato in extremis dagli ineffabili “cacciatori di teste” del Generale. A cercare quindici minuti di celebrità, il centrosinistra “diviso” attorno a Frank Benedetto. A latere, Francesco Toscano con DSP, cui va riconosciuto senza dubbio il merito di argomentare senza cadute di stile le proprie proposte. In buona sostanza, dalle urne non arrivano dati attendibili.
In primis, non ne arrivano sulla reale forza dell’osservato speciale: Futuro Nazionale, che puntava ad un risultato a due cifre (conseguito per un soffio), ma che dovrebbe imparare seriamente la lezione sull’importanza di disporre di quadri qualificati sul territorio; non ne arrivano sul magma che ribolle ferocemente nel Csx, che non ha recuperato nemmeno un voto del 20% che M5S raggranellò nella passata tornata, ma che ha impattato bene sul piano del consenso, pur avendo avuto una emorragia interna in direzione Roscioli (ex sindaco Falcomantà & Co.). Tantomeno chiariscono il destino di Forza Italia, che, su scala nazionale con Tajani a difendere segretamente le posizioni, sta in piedi per le stesse, imperscrutabili ragioni per le quali un calabrone riesce a volare. Soprattutto mentre il cartello calabrese di Occhiuto e Cannizzaro vince senza essere pienamente performante.
A dare indicazioni precise, invece, sono stati i reggini che, con l’imbarazzo provato a bordo palco e con il loro pudore, hanno confermato come l’elettorato locale, al pari di quello nazionale, non è per niente stupido e non gradisce di essere smaccatamente strumentalizzato. E che, per quanto sia bombardato da messaggi e fake news o annichilito da falsi scandali — quello che ha riguardato l’on. Siracusano è emblematico e ha confermato quanto sia degradante l’atteggiamento di politici di primo piano che, per piccolo calcolo politico, si accodano ai cori senza verificare i fatti — ha dimostrato che i contenuti, in politica, contano. Il test calabrese, quindi, avrebbe potuto avere una valenza nazionale, ma non l’ha avuta.
Non era interessata ad averla Giorgia Meloni, che non ha mobilitato i “suoi” più di tanto e che si è goduta la fibrillazione azzurra, pensando a come strappare ai mini-leader in Calabria (in caso di affossamento della nuova legge elettorale) la golden share sulle prossime candidature; tantomeno Noi Moderati che, sulle defaillances dei suddetti, può immaginare di rosicchiare nuovamente qualche seggio in nome del “diritto di rappresentanza”. Non pervenuti, more solito, Renzi e Calenda.
Interessato invece lo è stato Futuro Nazionale, che esordiva in una competizione elettorale supportato solo da sondaggi che gli davano il 9% di consensi d’opinione sul collegio; così come il “campetto largo” che ha potuto testare l’incidenza del generale sulle proiezioni di un Cdx che ha fissato al 42% l’obiettivo utile per garantirsi i prossimi cinque anni di Governo.
Insomma, fatto salvo il siparietto ultra-trash del “cornuto a te e chi non te lo dice” tra Cannizzaro e Vannacci (che, ad onor del vero, intendeva altro e non ha offeso nessuno), questa tornata di interessante non ha avuto nulla. Incontri e comizi sono apparsi più come una lite da cortile condominiale che come un confronto sui temi di interesse dell’area metropolitana.
Come era prevedibile, ha vinto Fabio Roscioli con uno “sfavillante” 51% e 38.000 voti. Colui che ha dichiarato di averlo “imposto”, il sindaco Cannizzaro, controlla una neo-eletta maggioranza al Comune di Reggio Calabria e una maggioranza in Città Metropolitana costruita su misura delle proprie esigenze politico-elettorali; truppe che hanno fatto la differenza con un’affluenza così bassa, ma che sono state capaci di devolvere solo un’aliquota risicata dei consensi personali con cui sono stati eletti meno di quattro mesi fa. Un dato politico che dovrebbe mandarlo (segretamente) su tutte le furie visto che, alle recenti elezioni, ha accumulato circa 65.000 voti solo in città
Domenico Giannetta, che ha impegnato tutto il tempo a sua disposizione per giustificare (forse più a sé stesso, che al proprio elettorato) la scelta di passare da Forza Italia alle file del generale, rendendo così palese la propria crisi d’identità, si è presentato come un moderato ed un liberale, contraddicendo addirittura in alcune dichiarazioni pubbliche gli indirizzi politici di Futuro Nazionale su schieramenti elettorali futuri, su Ucraina o su femminicidio. Dunque, ha parlato una lingua straniera per la base futurista e, per questo, non ha raggiunto i reali obiettivi dei vertici del partito. Il 10,9%, rispetto ai sondaggi pre-elettorali, sono poca cosa se si considera il suo bacino di 11.000 voti presi pochi mesi fa alle regionali. Grande enfasi sulla percentuale conseguita, trascurabile valore aggiunto in termini di preferenze.
Frank Benedetto, cui va il merito di aver sfornato qualche video elettorale creativo e simpatico, si è fatto un bel giro di giostra, sfondando con impegno il desolante muro elettorale su cui il Csx era arroccato da lunghissimo tempo e raggiungendo un lusinghiero 36,5% con 27.000 voti raccolti soprattutto nella vasta Provincia reggina. Su di lui si è giocata una partita tutt’altro che unitaria, ma grazie a lui il Csx hanno riallacciato il dialogo con importanti ambienti della Chiesa metropolitana.
Insomma, alla fine si è trattato di una sorta di scissione dell’atomo che, nei prossimi giorni, sarà proiettata e replicata in Cinemascope. E, soprattutto, di uno spaccato del traffico pre-elettorale (elezioni del 2027) che creerà continui ingorghi e incidenti in tangenziale. Se vogliamo, un dato può considerarsi confermato: lo standing personale di Giorgia Meloni è altra cosa rispetto alla pochezza di ciò che le si muove intorno.
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