Si è persa l’occasione, quella di avere unagiurisdizione penale liberale, con più garanzie di professionalità dei magistrati, condecisioni di carriera finalmente trasparentie con piùgaranzia di decisioni giustein favore dei cittadini.
È condivisibile da oggi un pensiero comune:la repubblica giudiziaria italiana è pronta alla sua definitiva involuzione attraverso l’investitura del governo delle toghe. In tal senso, il messaggio post risultato diANMha sancito la nascita del partito che tutti noi sapevamo esistesse ed il rinfresco napoletano ne ha suggellato il dipinto.
Leggi Anche
La mia professione mi fa vivere in ruoli e posti scomodi, in aule anguste, sale colloqui in carceri da terzo mondo. Per scelta o per passione,difendo chi in molti preferiscono vedere non difeso.
Noi avvocati siamo abituati a vincere i nostri processi spesso da soli e a perdere al cospetto di tutti.
Lo scranno dell’avvocato difensore è difficile da occupare ed oggi in pochi vogliono occuparlo.
Per intenderci, non è lo scranno del collega convegnista, del collega “amicus curiae”, ma quello dal quale si urla avoce forte e spesso poco convenzionale quali siano i diritti dei cittadini,dei nostri assistiti, tralasciando opinioni di massa e pensieri personali.
Per farlo bisogna esserescomodi, dannatamente ostinati, poco convegnisti, poco amici della curia, perché queste battaglie non hanno alternative di convenienza.
Al contrario, ciò a cui ho potuto assistere durante la campagna referendaria è stato da parte degli elettori del NO più o meno a me noti,una condivisione di slogan, un’espressione di voto per appartenenza, un coro di indignazione per il “tocco” alla Costituzione.
Come se, dal1948in poi, la Costituzione fosse in grado di mettere al riparo i cittadini da ingiuste detenzioni, da errori giudiziari, evitando a vite e aziende di essere maciullate dalla malagiustizia.
Come se all’improvvisonon esistessero più illeciti dei magistrati, gli intrallazzi delle correnti.
Come se, non ci fossero mai stati i danni del processo mediatico, dello straripamento della magistratura in campi che non le competono.
Questi a me noti, hanno delegato la loro convinzione, rinunciando alla loro opinione, in favore della condivisione dell’identità politica di una parte che è ricorsa all’aiuto da casa, perché priva di idee e densa di rinnegazioni.
L’onestà intellettualerichiede tempo, dubbio, fatica e la disponibilità ad assumersi le conseguenze di quello che si pensa, anche quando si vota.
È lì che si misura l’indipendenza, non nei post. Quando devi scegliere tra il consenso e i diritti. Tra la comodità e quello che la Costituzione dice davvero.
© Riproduzione riservata













