Way Technological Systems

Il dovere morale (e le troppe incertezze) di difendere Israele e i valori occidentali

Bisogna dunque correre ai ripari, sperando che non sia troppo tardi, cominciando a chiudere le troppe moschee in cui si predica impunemente l'odio contro l'Occidente

7 Min di lettura

Mentre il Medio Oriente è in fiamme, e Israele è il simbolo delle democrazie occidentali sotto assedio, l’Europa si accorge con colpevole ritardo che i flussi migratori incontrollati portano con sé anche la minaccia jihadista, come ha dimostrato il killer di Bruxelles sbarcato dodici anni fa a Lampedusa. Gli allarmi terrorismo si moltiplicano insieme agli attentati (si contano già tra morti tra Francia e Belgio) e undici Paesi tra cui l’Italia hanno chiuso le loro frontiere per motivi di sicurezza, sospendendo il Trattato di Schengen che è un pilastro dell’integrazione europea.

Difendere i valori dell’Occidente

Siamo insomma in un terreno incognito, in cui nessuno è in grado di sapere cosa ci riserverà il futuro prossimo. L’interrogativo che l’Occidente intero ha il dovere di porsi è se siamo in mezzo a una guerra di civiltà, quella che Huntington aveva previsto trent’anni fa ma che soprattutto l’Europa si ostina a negare, per viltà o per paura: questa Europa che dell’Occidente è stata, negli ultimi decenni, il ventre molle. L’Europa del relativismo culturale che non si riconosce più nei propri valori; che ha tolto dalla Costituzione le radici cristiane; che ha spalancato le porte al fondamentalismo islamico invece di combatterlo nelle sue roccaforti, che ha lasciato intere enclave in mano ai tribunali islamici che giudicano applicando la sharia.

I segnali dei terrorismi islamico in Europa

Eppure l’Europa ha ricevuto molti segnali dal terrorismo islamico, come l’assassinio del regista Theo Van Gogh ad Amsterdam, gli attentati di Madrid e di Londra, quest’ultimo messo in atto da islamici di terza generazione che si fecero saltare nella metropolitana, cittadini britannici a tutti gli effetti, ma mai veramente integrati nella nostra cultura. A Parigi ci sono state ripetute rivolte delle banlieue, poi l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, le stragi di Nizza, il professore sgozzato da uno studente per aver mostrato in classe le vignette di Maometto. E sono stati più di tremila i cittadini europei che hanno combattuto nel Califfato.

Correre ai ripari

Bisogna dunque correre ai ripari, sperando che non sia troppo tardi, cominciando a chiudere le troppe moschee in cui si predica impunemente l’odio contro l’Occidente. In Europa, grazie al lassismo dei suoi governanti, sono nati troppi ghetti etnici, confessionali e identitari, dove vivono popolazioni immigrate che percepiscono sé stesse come antagoniste e nemiche del resto della società. Se non si salvaguardano i nostri valori più profondi e li si assumono come il fondamento su cui costruire il modello di convivenza sociale cui devono attenersi anche gli immigrati; se non si comincia a dire che, oltre ai diritti, gli immigrati hanno anche il dovere di rispettare le nostre leggi, si pongono le basi per l’estendersi del fondamentalismo.

Forse non è giusto dire che la nostra è una civiltà superiore, ma è sicuramente una vigliaccheria storica indietreggiare sul campo dei nostri valori e delle nostre radici e farsi concavi di fronte all’offensiva islamica per paura o per un buonismo relativista epigono del pacifismo imbelle. Non si deve aver paura a dire, e a voce alta, che una civiltà in cui c’è la separazione tra Stato e Chiesa, tra Stato e società, in cui c’è la parità tra uomo e donna, in cui viene rispettata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e in cui un precetto non diventa legge e un peccato non diventa reato, è migliore di quella in cui regna la sharia declinata con l’interpretazione più integralista del Corano.

Tornano a galla gli errori dell’occidente

Ora che la minaccia islamica è tornata prepotentemente sulla scena, tornano a galla tutti gli errori compiuti dall’Occidente nell’appoggio incondizionato alle primavere arabe e nella guerra al regime di Gheddafi, voluta da Obama e da Sarkozy e a cui il solo Berlusconi ebbe il coraggio di opporsi. Una guerra che ha fatto di quel Paese strategico una terra di nessuno, ostaggio dell’estremismo islamico e delle faide tribali.

Bisogna riconoscere che nessuno Stato sovrano potrebbe tollerare l’aggressione che Hamas a Israele

Insomma: è giunto il momento che l’Europa non solo cambi passo, ma – se vuol preservare sé stessa dalle minacce fondamentaliste – faccia una virata storica nel suo atteggiamento sostanzialmente anti- israeliano, retaggio di un antisemitismo strisciante di tanta parte dei suoi intellettuali. Vogliamo riconoscere una volta per tutte che nessuno Stato sovrano potrebbe tollerare l’aggressione che Hamas ha portato al territorio di Israele? E che i terroristi di Hamas sono parte integrante di una guerra santa condotta con ogni mezzo, incluso il farsi scudo della popolazione civile, nel quadro di un assalto generalizzato che mira sia a imporre l’islam integralista a tutto il mondo musulmano, sia al cuore delle società occidentali?

Invece tredici eurodeputati delle sinistre, fra cui un italiano, oggi hanno impedito che il Parlamento di Strasburgo condannasse con voce unanime gli orrori di Hamas votando contro la mozione intitolata “mozione comune per una risoluzione sugli spregevoli attacchi terroristici di Hamas contro Israele, sul diritto di Israele a difendersi in linea con il diritto umanitario e internazionale e sulla situazione umanitaria a Gaza”.

Nel testo, l’Unione europea riconosce che il 7 ottobre 2023 è stato il “giorno più letale per gli ebrei dopo la Shoah” e “rappresenta il più alto numero di vittime in un singolo giorno nella storia di Israele”, condanna lo “spregevole attacco di Hamas” e si schiera dalla parte dello Stato ebraico sollecitando la Commissione Ue a riesaminare tutta l’assistenza finanziaria alla Palestina per garantire che i fondi comunitari non finanzino né direttamente né indirettamente il terrorismo. Un passo nella giusta direzione, dopo le tante, troppe derive filo-islamiche degli ultimi anni.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
Antichi Telai 1894

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail: proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.