Marco Pannella amava la politica come non è consentito a nessun politico: la amava visceralmente, al punto da impostare una battaglia, darsi un traguardo e il tutto senza mai curarsi di cercare il consenso o misurare il grado di popolarità. Amava sfidare i sondaggi, e in questo era un fiero antipopulista. Ma tutto per lui è stato un’unica grande sfida.Garantista quando era rischioso esserlo, ha difeso il Parlamento nella drammatica stagione di Mani pulite. Quando all’inizio degli anni ‘90 organizzò le assemblee passate alle cronache come “gli autoconvocati delle 7:00” sapeva di lanciare un guanto di sfida contro un’opinione pubblica ubriaca di giustizialismo, nutrita di un odio viscerale contro la “casta” e alla ricerca assillante di capri espiatori.

Non è facile raccontare Marco Pannella a chi ha oggi 20 anni e spiegare perché candidare alla Camera Ilona Staller, in arteCicciolina, una pornostar di origini ungheresi, era qualcosa di più che una semplice provocazione al perbenismo ipocrita di un certo costume.
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Con la Staller deputata Pannella diceva agli italiani – e ai democratici in particolare – che la rappresentanza parlamentare non è tale se non sa superare pregiudizi o evitare scomuniche verso ogni presunta diversità, civile o sessuale. Dalla sua prima elezione alla Camera, nel 1976, ha portato nella vita parlamentare una forza innovatrice capace di scompigliare i linguaggi, le procedure e i riti di un Parlamento fino allora ingessato. Quando c’era da organizzare il filibustering parlamentare, sapeva occupare la prima fila e tenere discorsi per ore fino a stremare gli avversari.
Non ci sono eredità politiche particolari o lasciti significativi per cui ricordare Marco Pannella. La sua grandezza politica è consistita in quell’arte rara per cui un politico affronta una grande battaglia civile– come i referendum sul divorzio e sull’aborto –e dona quelle vittorie alla società che si era già portata avanti rispetto alla politica.

Tutto è politica, e un atteggiamento esagerato o uno sciopero della fame prolungato erano gli strumenti che Pannella sapeva usare meglio di chiunque altro. Non era un giullare o un saltimbanco che voleva fare politica, ma un politico consumato che indossava gli abiti del giullare e del saltimbanco per sottolineare la bellezza e il divertimento del fare politica.
Difficile negare che fare politica non fosse per Pannella un espediente per cogliere anche l’aspetto ludico della vita. Eccessivo quale era e amava donarsi, mettevauna dimensione abrasiva nelle sue battaglie– come quella in difesa della propria bisessualità e dei “froci” –perché sapeva in quel modo di costringere gli ipocriti a uscire dalla loro ipocrisia e a schierarsi.
Quando l’establishment aveva decretato l’ostracismo verso Silvio Berlusconi, Pannella si offrí di entrare in maggioranza e lasciò che Emma Bonino accettasse l’incarico di Commissario a Bruxelles. Era fatto così, nelle sue battaglie enelle sue contraddizioni metteva il vitalismo e le energie di cui poteva disporre.

Una contraddizione ancora oggi difficile da perdonargli fu il suo sostegno alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale. Lanciata all’insegna del “Pertini cattolico” dopo quello laico e socialista, nella realtà delle cose la presidenza Scalfaro si segnalò subito per la resa alla logica giustizialista di Mani pulite. Una volta sul Colle, Scalfaro non era più l’intransigente difensore dell’autonomia della politica e del Parlamento ma si mostrò acquiescente rispetto ai soprusi che la magistratura milanese consumava contro la politica e il Parlamento.
Martedì 19 maggiosono 10 anni che non sentiamo la voce di Marco Pannella. Essa manca a tutti, a chi lo adorava e a quanti lo denigravano per i suoi eccessi. Manca anche a chi, senza mai averlo adorato e neppure condannato, avvertiva il bisogno di conoscere il suo giudizio ogni volta che un avvenimento di rilievo scuoteva la nostra vita.
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