Gli argini della democrazia americana sono sul punto di cedere. Non è un allarmismo generico e a buon mercato, cosa che non deve mai accadere a un democratico responsabile. È la violenta mareggiata della realtà che si abbatte sulle nostre menti stordite dai “social” a svegliare quei mostri che si credeva di aver domato una volta per tutte. L’assassinio di Charlie Kirkè una pagina terribile non solo per gli Stati Uniti, ma per tutte le democrazie poiché quell’evento chiama tutti noi alla sbarra del processo da celebrare contro questo tempo e i suoi protagonisti pubblici.
Kirk non è stato ucciso da un folle. Il suo assassino ha premuto il grilletto con la lucidità che appartiene a chi ritiene di agire in nome dell’antifascismo. Kirk, però, non era un fascista. Era unreazionario(è un diritto esserlo),No-vax(è un diritto esserlo),antiabortista(è un diritto esserlo),negazionista climatico(è un diritto esserlo)vicino a teorie complottiste e razziali(è un dovere dello Stato perseguirlo). Kirk era unsostenitore convinto del“mondo di Trump”, vale a dire quella tavola di valori declamati con una forza assertiva sicuramente superiore alla coerenza con cui sono vissuti.
Chi ha premuto il grilletto ha pensato di sopprimere con Kirk anche le sue idee. È stato sempre così nel corso dei millenni. Con una differenza fondamentale: le idee giuste, o tali ritenute da una larga maggioranza, alla fine finiscono per prevalere su quelle ritenute sbagliate o ingiuste. Ma non è una prevalenza definitiva, perché mai nulla è definitivo nella storia umana.
La mala pianta dell’autoritarismo e della violenza rinsecchisce e avvizzisce, ma non muore maidefinitivamente perché essa troverà sempre un terreno fertile su cui rifiorire e rinvigorirsi. Quando la battaglia delle idee si infuoca e i sostenitori abbandonano il terreno della ragione per scendere in trincea, la parola ammutolisce e il suo posto viene preso dalle armi. Superati i confini della ragione, si entra nel vuoto della violenza.
Kirk non era un violento, nel senso fisico della violenza. Potevano esserlo i suoi ragionamenti, le sue argomentazioni assertive e svolte con toni intimidatori. Ma questo è un tratto che appartiene a strati ampi della società americana, favorevoli o contrari alle tesi di Kirk. I difensori della cultura woke non sono diversi da Kirk. Non è diverso il loro lessico intimidatorio, che si ascolta nelle Università americane o inglesi fino alla Sapienza di Roma o all’Alma Mater di Bologna.Qualcuno ha mai provato a replicare agli argomenti usati da un sostenitore della Flotilla e della causa palestinese?Qualcuno ha mai provato a replicare ai sostenitori della tesi “l’Ucraina deve arrendersi” e chi sostiene la sua difesa è un “guerrafondaio”?
È possibile replicare a ciascuna e a tutte le questioni, ovviamente. Ma in una crescente concitazione dei toni, fino a sfiorare lo scontro fisico. Perchénello scontro fisico e nella violenza che lo accompagna si può meglio mascherare la debolezza delle proprie idee. E idee deboli e controverse erano quelle di Kirk, come lo sono quelle di chi lo ha assassinato. È la debolezza che esplode nel sonno della ragione. La prevalenza nello scontro fisico è una maschera temporanea al vuoto delle idee, produce però conseguenze letali nel senso di allargare quel vuoto fino a sopprimere l’ultimo barlume della ragione.
L’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio 2021, è un capitolo nel libro della violenza in cui si trova imprigionata oggi la società americana, e non solo americana. Perchéquando in discussione vengono messe le istituzioni, cioè le mura che sostengono la democrazia,tutto diventa incertoe quelle norme minime da tutti condivise e sulle quali si regge la convivenza civile si affievoliscono fino a essere travolte. È un tempo buio e la luce della ragione fatica a illuminare un sentiero percorribile.
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