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Il ballottaggio non frena gli estremismi. La Francia è lì a dimostrarlo

La lettera-appello indirizzata al Senato e al governo, firmata da un centinaio di ex parlamentari di entrambi gli schieramenti, da professori universitari e intellettuali di ogni area politica sollecita l’assemblea di palazzo Madama, che a settembre discuterà la riforma elettorale, affinché approvi un emendamento per introdurre il ballottaggio nel caso nessun schieramento partito superi la soglia del 42%. Lo spareggio fra i due migliori risultati dovrebbe garantire una maggioranza stabile e un governo solido. Se gli autori della proposta avessero guardato a quel che accade a Parigi avrebbero articolato diversamente il loro suggerimento. In Francia sono gli estremismi che dominano nelle due coalizioni

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La lettera-appello firmata da circa 200 autorevoli esponenti della politica, del mondo accademico e del giornalismo e indirizzata ai senatori e al governo per sollecitare l’introduzione del ballottaggio nella riforma elettoraleche sarà esaminata dall’Aula di Palazzo Madama alla ripresa dei lavori, a settembre, non ha suscitato quel dibattito vivace come era nelle intenzioni degli autori. L’idea di integrare la riforma elettorale approvata dalla Camera con l’introduzione di un ballottaggio nel caso nessuno dei due schieramenti raggiunga il 42% era stata lanciata daAngelo Panebianco, sulCorriere della Sera, e daStefano Folli, suRepubblica, in due editoriali usciti lo stesso giorno.

Nelle intenzioni dei due editorialisti ilballottaggio dovrebbe sfrondare di dinamiche politiche fin troppo contorteche stanno accompagnando il percorso della riforma elettorale con ciò facendo perdere di vista quella che Panebianco e Folli considerano l’insidia maggiore sulle prossime elezioni politiche. Un’insidia che ha il volto diRoberto Vannacci, a destra, alla quale si potrebbe aggiungere l’insidia di Alessandro Di Battista, a sinistra. L’idea di un ballottaggio fra gli schieramenti o i partiti che superano la soglia del 42% (meglio sarebbe un po’ più alta) dovrebbe neutralizzare il potere interdittive delle forze estreme.

Si tratta di un obiettivo plausibile, anche se è doveroso considerare un aspetto fin qui abbastanza trascurato. Non si tratta soltanto di depotenziare politicamente Vannacci eDi Battistae rendere ininfluenti i loro voti. Intanto sarà bene prestare attenzione a un fatto fin qui poco considerato. La legge elettorale, nel testo licenziato dalla Camera, prevede infatti l’annullamento dei voti di quelle liste i cui consensi restano sotto il 3%.

Come si può intuire, se una legge concepita per falcidiare le forze minori, quasi tutte posizionate al centro dello spazio politico, prevede anche di neutralizzare le forze estreme con il ballottaggio, sono più che fondati i sospetti di dubbia costituzionalità. Dall’architettura fin qui disegnata, e dai propositi manifestati dai leader politici di modifiche da portare al Senato,è netta la sensazione che il tema della rappresentanza parlamentare sia stato completamente rimosso.

Per tornare al merito del ballottaggio, si può osservare che gli autori della proposta avrebbero potuto meglio articolarla guardando a quello che è accaduto in Francia negli ultimi anni. Il ballottaggio non ha impedito l’affermazione di forze populiste su entrambi i versanti del quadro politico.Marine Le Pen, a destra, eJean-Luc Melénchon, a sinistra, hanno monopolizzato i rispettivi schieramenti.

Le Pen ha divorato quello che restava del partito gollista, mentreMelénchonha raso al suolo il vecchio partito comunista francese e ridotto ai minimi termini i socialisti di Raphaël Glucksmann, anche se quest’ultimo ha mostrato un orgogliosa capacità di lotta salvaguardando quel minimo di autonomia parlamentare grazie alla quale ha potuto esprimere un voto di astensione sul governo voluto daMacrone guidato daLecornu.

Da non sottovalutare un aspetto fondamentale legato al ballottaggio. Si tratta di una modalità di voto che non può prescindere da un esito istituzionale quale può essere l’elezione diretta della guida dell’esecutivo. In Francia è il presidente della Repubblica, che delega poi un Primo Ministro,ma in Italia quale esito istituzionale dovrebbe produrre un meccanismo elettorale con il ballottaggio?Ha ragioneGiorgia Meloniquando sostiene la necessità di arrivare all’elezione diretta del premier, a questo punto sarebbe l’esito istituzionale obbligato di un sistema elettorale con il ballottaggio.

Sarà bene che il Senato valuti con estrema attenzione ogni tentativo di modificare il testo uscito dalla Camera. Chi oggi sostiene l’importanza del ballottaggio, sostiene – neanche troppo indirettamente – l’elezione diretta del premier.Ma chi pensa attraverso il ballottaggio di neutralizzare Roberto Vannacci o Alessandro Di Battista probabilmente fa professione di un ottimismo eccessivo.

Al secondo turno, tanto Meloni quanto Schlein o Giuseppe Conte, dovranno arruolare gli elettori di Vannacci e di Di Battista e convincerli a recarsi alle urne. Perchéai leader di forze radicali e populiste rimane pur sempre il potere di invitare i loro elettori a disertare i seggi il giorno del ballottaggio, oppure negoziare con il candidato dello schieramento sul programma e sul governo.

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