Antichi Telai 1894

Sull’antisemitismo il Pd rinnega la propria storia. Sconcertante presa di distanze dal ddl Delrio

Nella gabbia del “campo largo” il Pd imprigiona anche la memoria di una sinistra un tempo vicina al popolo israeliano. Schlein ha sollecitato alcuni senatori firmatari del ddl Delrio a ritirare la firma. Le voci libere e non allineate si ribellano ai diktat della segretaria. Le obieizioni di Avs e M5S al provvedimento frutto di un radicato pregiudizio verso gli ebrei.

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Provoca sconcerto e amarezza la presa di distanza del Pd dal ddl del senatore Graziano Delrio sulla prevenzione e il contrasto all’antisemitismo. Un provvedimento concepito in modo equilibrato, volto a separare le critiche legittime, ampiamente e liberamente espresse, ai comportamenti criminali del governo Netanyahu dalle manifestazioni di odio antisemita che dilagano nelle piazze, nelle scuole e nelle Università. Uguale sconcerto e amarezza avvertiamo per l’appello di autorevoli studiosi, storici, scrittori e giornalisti (in maggioranza ebrei) che denunciano il rischio dell’uso politico dell’accusa di antisemitismo, quello di repressione della libertà di opinione e parola, a cominciare dalla legittima critica al governo israeliano. Gli studiosi (non tutti), si sa, amano studiare e molto meno leggere.

Siamo di fronte alla manipolazione di un provvedimento di legge ma, ancora più grave, alla manipolazione della realtà. Se solo qualcuno di essi si fosse presa la briga di leggere il ddl avrebbe scoperto che il diritto di critica e di opinione non viene mai messo in discussione. Né potrebbe essere diversamente, per chiunque conosca la biografia di Graziano Delrio, uomo libero e dalle idee forti e chiare. Il ddl porta le firme di senatori del Pd (fra gli altri: Sensi, Malpezzi, Lorenzin, Verini e l’indipendente Pierferdinando Casini), esponenti tutti dell’area riformista, minoritaria nel partito. Non è difficile prevedere la speculazione politica sul ddl da parte della maggioranza di destra per denunciare le divisioni della sinistra sull’antisemitismo. Con ciò provocando il solito corto circuito per cui si perde di vista la sostanza del provvedimento ridotto ad arma contundente nella lotta politica.

Non dovrebbe essere cosi, non può essere così. Delrio ha toccato una questione che sta lacerando l’opinione pubblica europea e quella americana. Le manifestazioni esplose nelle piazze e nelle Università dopo il 7 ottobre 2023, data tragica in cui si è rinnovato l’Olocausto con il massacro di 1200 ebrei e il sequestro di oltre 250 di essi ad opera dei terroristi di Hamas, hanno assunto una dimensione giustificazionistadel terrore. Quel massacro – era la spiegazione subdola – è stato provocato dalla politica criminale di Bibi Netanyahu e dalla violenza con cui i coloni israeliani andavano occupando nuove terre in Cisgiordania. Sulla base di questo teorema, le piazze di Londra, Roma, Parigi, New York hanno visto l’esplosione di una violenza senza limiti. Nelle scuole e nelle Università, luoghi che dovrebbero essere presidio e laboratorio nell’elaborazione delle idee e nella formazione del giudizio critico, scene di violenza contro studenti ebrei sono diventate il film della vita quotidiana. Si facevano e si fanno chiamare ”pro-Pal”, ma il dramma palestinese è soltanto il contorno di quella pietanza avvelenata che l’odio per l’ebreo.

Netanyahu e la sua politica criminale sono stati ampiamente criticati dai governi europei (da Trump, forse, solo in via riservata e mai pubblicamente). E della libertà di critica ogni democratico ha giustamente usato poiché il governo israeliano ha calpestato i diritti umani fondamentali il cui mancato rispetto è semplicemente abominevole. La propaganda rimane un asset importante e i terroristi hanno dimostrato una straordinaria abilità nel suo impiego. La distruzione dello Stato di Israele è nel programma di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, e nello statuto di Hamas. I manifestanti che nelle piazze urlano ”un solo Stato, dal Giordano al Mediterraneo” ricordano – molti di loro inconsapevolmente – quello che è l’obiettivo di Teheran e di Hamas: la cancellazione dello Stato di Israele.

Se il 75% degli ebrei italiani evita di esporre simboli religiosi o di indossare la kippah in strada per timore di essere aggrediti, significa che in Italia si stanno pericolosamente restringendo gli spazi pubblici della libertà. Si sta dando ragione a chi – da destra – vorrebbe che ciò accadesse. Il provvedimento presentato da Delrio vuole salvaguardare la libertà per quella parte minoritaria della popolazione a cui un’altra minoranza, ma più agguerrita, vorrebbe negarla. Come in tutto ciò sia possibile vedere una limitazione alla libertà di opinione e di critica rimane un mistero.

Meno misteriosa è invece la sottomissione del Pd alla logica del populismo di Conte, Fratoianni e Bonelli. In nome dell’unità quel partito ha scelto di buttare alle ortiche una storia non infame, con pagine perfino gloriose (quando ancora era il Pci), di vicinanza al popolo israeliano. Fino al tempo in cui si ritrova un capogruppo al Senato, Francesco Boccia. Per lui è “evidente quanto sia sbagliato, oggi più che mai, introdurre testi che rischiano di diventare bandierine identitarie, invece che strumenti per unire. Perché il contesto internazionale è devastante: nella Striscia di Gaza abbiamo superato i 67.000 morti”. Eccolo lì il tautologico Boccia: 67 mila morti a Gaza non sono sufficienti per comprendere, se non proprio giustificare, l’antisemitismo? Niente da fare: per il campo largo si è pronti ad avere una mente stretta.

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