“Beh, dato che l’evento si tiene in Turchia, ospitato dal Presidente Erdogan ci andrò, altrimenti non credo che ci sarei andato…visti i trascorsi degli ultimi due mesi con i vari Paesi”. Chi parla è il PresidenteTrumpe il soggetto è il prossimoVertice della NATO, al massimo livello di Capi di Governo, che si terràad Ankara il 7/8 luglio. Non si può dire che siano parole concilianti e costruttive, verso i propri alleati, da parte del Capo della Nazione egemone della NATO, all’approssimarsi di un meeting che potrebbe/dovrebbesegnare una svolta per molti aspetti che stanno affliggendo l’Alleanza Atlantica.
Se poi si aggiunge che, nel precedente meeting a livello Ministri della Difesa (18 giugno – Bruxelles), il Segretario alla Guerra americano Peter Hegseth, competitor di Trump quanto aplomb diplomatico, ha definito “vergognosi” i suoi colleghi europei, per il ritardo che accusano sugli impegni di spesa militare, il quadro che farà da sfondo per l’incontro di Ankara ètra i più tempestosidella storia recente della NATO.
Leggi Anche
E i temi che saranno sul tavolo non sono da meno, visto che, tra l’altro, si parlerà di sostegno all’Ucraina, di nuovi equilibri all’interno dell’Alleanza e della situazione del fianco meridionale e del Medio Oriente.
Per quanto riguarda ilfronte ucraino, la discussione si avvierà sui resti della debacle recentemente accusata dalSegretario Generale Rutteil quale, nel maggio scorso, si era avventurato in una scriteriata proposta, che ha avuto il solo effetto di spaccare in due il fronte europeo, evidenziando, ancora una volta, come ilVecchio Continente sia tutt’altro che animato dalle stesse visioni.
Il prode olandese, figlioccio di Trump, forse per compiacere il suo “paparino”, aveva proposto di destinare lo 0,25% del PIL agli aiuti militari destinati a Kiev,ricevendo una sonora pernacchia da Canada, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Italiai quali, probabilmente, possono anche definirsi Volenterosi nel sostenere Zelensky & C, ma non intendono finire del tutto in bancarotta, soprattutto se ci sono tornate elettorali in vista.
A Germania, Stati Baltici e scandinavi, favorevoli a questo cappio finanziario a favore di un Paese che, comunque,rimane ancora tra i più corrotti al mondo, Rutte ha promesso di rimodulare la proposta, in modo da renderla accettabile. Pur non comprendendo con quale altra genialata possa farlo,potrebbe essere che le acque del Bosforo ispirino questo Segretario dalla lingua lunga a ritentare ancora.
Ma al di la dei fallimentari giochi di prestigio di matrice olandese, per le sorti dell’Ucraina, Ankara sarà un importante banco di prova perverificare se Trump confermerà le posizioni di allineamento agli Alleati europei, espresse recentemente al G7 di Versailles. In Francia il Tycoon aveva accettato l’ipotesi di nuove sanzioni per Mosca e anche la policy di costringere Putin a più miti consigli nelle future trattative di pace.
C’é però da essere pessimisti, siaperché far dire a Trump la stessa cosa per due volte consecutive è un’impresa impossibile sia, soprattutto, perché il contesto NATO é ben diverso da quello del G7, dove ci sono Nazioni che nulla hanno a che fare con l’Alleanza. Ad Ankara, probabilmente, si vedrà il vero The Donald, perlomeno per il breve periodo (di più con lui è impossibile fare previsioni). Intanto, prima o poi, dovrà dire qualcosa su quanto sarebbe stato concordato con Putin ad Anchorage nell’agosto 2025, visto che la Russia continua a considerare, come una certezza assoluta, i risultati di quel meeting come il vero punto di partenza per qualsiasi trattativa credibile.
Poi si troverà di fronte ai quei leader europei, Meloni compresa, ripetutamente insultati e screditati, per cuirisulta difficile pensare che si mostri conciliante con loro come al G7, anche se, oggettivamente, gli USA necessitano, come mai prima, del contributo europeo per saldare il conto di un “post guerra Iran” che, quando ci sarà, comporterà problemi enormi, basti solo pensare al ripristino di un accettabile flusso commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nel Golfo Persico, le basi e assetti USA hanno subito colpi tanto imprevisti quanto duri e una loro permanenza in forze non può prolungarsi oltre, sia perché l’usura di questa improvvida guerra deve essere ripianata sia perché altri Teatri operativi, che stanno a cuore a Trump,come Indo-Pacifico, Caraibi ed emisfero occidentalee, perché no,anche Groenlandia, reclamano una maggiore e più significativa attenzione militare.
Facile prevedere che il Tycoon si giocherà ancora il jolly della minaccia del ritiro delle Forze americane dall’Europa. Una carta che, probabilmente, funzionerà ancora, ma solo perché, di fronte,ha Leader europei tremolanti e privi di una minima personalità politicache faccia loro dire “Ok Presidente si accomodi pure con i suoi soldati e poi ci dica in quali nuove basi, che siano a ridosso della Russia e della Regione Medio-orientale, li metterà”.
E ad un immaginario discorso del generepotrebbe ispirarsi il futuro della Difesa Europea, in relazione ad un possibile sviluppo della NATO, che non sia legato solo alla spremitura finanziaria del 5% del PIL, a cui ha supinamente obbedito la leadership governativa del Vecchio Continente, senza però considerare la tristissima situazione economica in cui versa l’Europa, a seguito di una guerra Russo-Ucraina, che gli stessi USA hanno voluto.
Ma sperare che i Membri europei dell’Alleanza riescano finalmente a mostrare i denti, al super Alleato di oltre Atlantico, appare una realistica chimera, nonostante questo momento paradossalmente sia il più favorevole in assoluto della storia della NATO perché, mai come in questo periodo,gli USA sono stati tanto arroganti quanto in difficoltà, sotto tutti i punti di vista.
Una situazione veramente problematica per Washington che, in grandissima parte, deriva proprio dal Teatro Medio-orientale che, con il Mediterraneo, costituisce il cosiddettoFianco Sud della NATO, per decenni pressoché dimenticato dal Tavolo Nord Atlantico ma che, ora,rivendica clamorosamente il proprio peso. Una Regione molto importante, perché percorsa da vitali vie commerciali e strategiche risorse energetiche, ma da sempre instabile e problematica, che ora però prospetta nuove variabili.
Intanto, gli USA non sono mai stati coinvolti così direttamente e rovinosamente nella Regione, per essere caduti nell’inganno dell’attacco all’Iran confezionato daIsraele, quello che dovrebbe essere il loro migliore alleato nell’area, ma che sta invece progressivamente modificando il proprio ruolo, anche cercando dirinforzare la propria influenza nel Mediterraneo Orientale e di estenderla a quello Occidentale. Un problemino indigesto anche per la NATO, che i Leader europei si guarderanno bene dall’evidenziare, ma che probabilmente incide sull’instabilità della Regione tanto quanto il problema iraniano e della sua triade di Proxy (Houti, Hezbollah e Hamas).
Una strumentale e disonesta omertà che potrebbe però non riguardareErdoganche, tra tutti i protagonisti internazionali,è stato sinora quello che nulla ha risparmiato a Tel Aviv, nel riconoscere e denunciare quanto sta avvenendo per mano israeliana. Ma i problemi per l’Alleanza, che il Leader turco potrebbe evidenziare in sede di Vertice, arrivano dall’atteggiamento di stretta cooperazione, che alcuni Paesi Membri hanno assuntonei confronti di Israele.
LaGreciasu tutti, visto che ha incrementato esponenzialmente le proprie relazioni con Tel Aviv, soprattutto nei settori della Difesa, della sicurezza e dell’energia, trasformandosi in tal modo in partner strategico per Israele in Europa e all’interno della NATO, tanto da collaborare anche nella criminosa intercettazione della famosa “Global Sumud Flotilla” in acque internazionali.
Il Governo di Ankara percepisce questo asse strategico come una grave minaccia per i suoi interessi e per la sua influenza nel Mediterraneo Orientale, anche in relazione al fatto chein questo “gioco a due” greco-israeliano si inserisce anche la Repubblica di Cipro(la parte centro-meridionale dell’isola), in cui si è consolidata una vera e propria enclave ebraica, che ha ormai raggiunto le 19mila unità.
E se oltre agli atavici attriti tra Turchi e Greci, che da molti anni creano seri problemi all’interno dell’Alleanza, si aggiunge anche il fatto che è ormai opinione diffusa in Israele, che il prossimo nemico da combattere sarà proprio la Turchia che, a sua volta, non si tira indietro nel contro minacciare Tel Aviv, appare chiaro che tutto questo, prima o poi,potrebbe interessare direttamente la NATO e, di conseguenza, gli Stati Uniti.
Trump sta dimostrando di tenere molto in considerazione Erdogan e il suo Paese, tanto da concedergli la gratificazione di essere riammesso nel programma del cacciabombardiere F 35. Ma probabilmente non può fare diversamente, per il ruolo strategico di Ankara, ma anche perché la Turchia è particolarmente attiva nel mondo sunnita, al punto di far parte di un’idea, che potrebbe presto divenire una realtà, dicostituire un’alleanza militare con Egitto,Arabia SauditaePakistan(che ha capacità nucleari).
Un sodalizio che sarebbe dirompente nel Medio Oriente, in quanto in grado di stravolgerne gli equilibri. Un sodalizio che viene già appellato come la “NATO sunnita”, perché il suo fondamento sarebbe una sorta di Articolo 5, che ha tutta l’aria di essere rivolto verso Israele e le sue mire espansionistiche.E tutto questo gli Stati Uniti se lo possono permettere?
© Riproduzione riservata













