A Riyad, mentre il caffè sale,ci si affaccia alla finestra nella bruma dorata e un po’ sabbiosa del mattino: tutto regolare, le macchine corrono veloci, da una parte a quell’altra, come formiche al lavoro in un giorno qualsiasi. Se non fosse perSafeture, l’avveniristica applicazione che ogni pochi minuti ti dice cosa succede e monitora i tuoi spostamenti nel Golfo, non capiresti che mezzo mondo sta andando in fumo e l’altra metà agogna di andarci.
Certo, poi ci sono le telefonate.Parenti ed amici che ti textano in continuazione: “non fare l’eroe, non essere testardo, torna”.Qualcuno sfida l’economia del roaming, per convincerti che stai rischiando inutilmente la vita. Allora decidi di prendere la macchina e andare a vedere. Ti dirigi verso quello che da queste parti chiamano il DQ, ilDiplomatic Quarter, il distretto delle Ambasciate di tutto il mondo, dove la Repubblica Islamica dell’Iran è proprio a centro metri da quella USA, cinquanta da quella italiana e francese. E a un tiro di schioppo,stricto sensu, da tutte le altre.
Tra il rimpatrio forzoso del personale non strategico americano e i funerali rimandati di Khamenei
Poi, mancasse l’informazione, ad altri pochi passi c’è ancheAl Arabyia,la televisione nata dagli Al Saud per non farsi troppo surclassare dai cugini qatarini di Al Jazeera. Guardi, controlli, verifichi. Tutto procedeas usual, e ti rassicurano anche i colleghi locali. Almeno così sembrerebbe, a osservare coi propri occhi. Invece, poi, sempre Safeture ti informa che “il personale non strategico del consolato e dell’ambasciata USA è stato rimpatriato forzosamente”.
Così come il Ministero della difesa del Regno, forse nello scopo di rassicurare, o forse in quello più feroce di mostrare le zanne, ti dice che “le difese aeree hanno intercettato e distrutto i missili iraniani che prendevano di mira la base aere di Prince Sultan, nel governatorato di Al-Kharj”, mentre “KLM ha prorogato la cancellazione dei voli regionali a causa dell’insicurezza”. Missili vanno, droni vengono.
I funerali di Khamenei si rimandanomentre Trump, che parla da ovunque a chiunque e di continuo,ha minacciato già il nuovo leader iraniano, che neppure ancora c’è. Staranno per attaccare gli amici dei loro nemici? Come capirlo? Probabilmente la cosa migliore sarà chiamare l’Ambasciata d’Italia. Ma l’unica cosa che ci sente sussurrare, con delicatezza da feluche, sono i consigli della mamma: state attenti, tenete il passaporto sempre con voi, evitate di stare vicino a luoghi legati ai paesi in guerra, ambasciate o consolati. E non mangiate pesante, che quando si scappa, ostacola.

I diplomats tutti da Lulù, dietro l’Ambasciata Usa, a comprare birra, vino e whiskey
Ma il pericolo, allora, c’è? Probabilmente sì, ma è certo che la distanza tra quello che viene rappresentato dal sistema dell’informazione e quello che percepisce, vede e respira chi vive qui, chi ogni giorno deve fare la spesa, cambiare il divano e andare in palestra, è infinita. La prudenza non è mai troppa, dice l’antico adagio. Ma forse non è nient’altro che la “paura più stagnante”, come cantava il duo Panella-Battisti.
E così la pensano anche i diplomats che, sfidando il rischio, fanno la fila proprio dietro l’ambasciata USA, da Lulù, il nuovissimo – e unico! – market di Riyadh che vende vino, birra e whiskey finalmente anche qui, nel Regno del Custode delle Due Sacre Moschee.
Intanto un’altra giornata è andata, il sole rosso all’orizzonte infuoca il giallo del deserto e, col tramonto, arriva la pausa del Ramadan. Tempo di Iftar. La lunga fila di Bentley all’ingresso del Ritz-Carlton porta expats e sauditi negli infiniti saloni dove un dattero interrompe il digiuno. Le portate si susseguono, interminabili e in guanti bianchi. La guerra saudita non è così dura, alla fine.
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