A pensar male si fa peccato ma…

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Le isole del Mar Adriatico sono più di 1200 (69 stabilmente abitate), di cui 79 sono grandi isole, circa 500 isole minori e isolotti e il resto poco più di scogli. In gran parte sono appartenenti alla Croazia, principalmente e al Montenegro, mentre l’Albania ne ha solo 4, di cui la sola Saseno é territorialmente rilevante, con i suoi 5 km2. Indipendentemente dalla nazionalità,quasi tutte le isole adriatiche sono accomunate da integrità ambientalee panorami di gran valore, per cui sono particolarmente idonee al turismo, anche di elite e, di conseguenza, sostanzialmente adatte ad eventuali investimenti nel settore.

In un contesto del genere, c’è quindi da chiedersi il motivo per cuiJared Kushner, politico ed imprenditore immobiliare, ebreo ortodosso genero di Donald Trump, un paio di anni fa ha messo gli occhi proprio sull’isola albanese di fronte al porto di Valona, che gravita in un’area costiera protetta dell’Albania, per realizzare un mega resort di lusso da 10mila posti, con un investimento di ben 1,4 miliardi di dollari.

Per cercare di comprenderlo, primariamente, è necessario delineare la figura di Jared Kushner, che non è solo uno dei due mediatori (l’altro è Wittkof) a cui si sta affidando Trump, per trattare il fronte russo-ucraino e quello di Gaza, ma è figlio di Charles, muratore scampato all’Olocausto, che ha costruito un impero di 4000 appartamenti, ma che ha anche totalizzato 18 condanne penali, cancellate con un colpo di grazia dal Tycoon, durante il suo primo mandato. Dal pluripregiudicato genitore,Jared ha ereditato la Kushner Company, ma anche un legame ferreo, intimo e privilegiato con Israele e, in particolare, con il suo Conducator B. Netanyahu, con il quale ha anche elaborato il piano “Nuova Gaza”, miliardario investimento immobiliare, che ha addirittura presentato lo scorso febbraio a Davos.

Per togliersi qualsiasi dubbio circa la possibilità di trovare Israele tra i sinonimi di Jared Kushner, basta leggere l’intervista rilasciata al N.Y. Times dal Rabbino Hirshhy Zarchi, della Chabat House di Harvard, scuola che ha frequentato, in cui dichiara “Per lui Israele non è una questione politica, ma è la sua famiglia, la sua vita, la sua gente”. Più chiaro di così. Basterebbe già questo per far puzzare di farsa l’idea che, in Albania, si tratti di una semplice e sincera, per quanto spropositata, operazione finanziario-immobiliare, ma per esserne ancora più certi, si può verificare quali siano le collaborazioni tra Tirana e Tel Aviv.

Nel 2025, il Paese di Scanderberg è diventato il 64° Membro della “IAD – Israel Allies Foundation” (nota anche come International Israel Allies Caucus Foundation), un gruppo di difesa di Israele, che sostiene attivamente il suo diritto all’esistenza (con Gerusalemme Capitale), basandosi sui valori giudaici e promuovendo un’azione di influenza sulle attività legislative della Nazione. Anche qui, basterebbe questo per comprendere molte cose, ma vale la pena citare che, tra gli ambiti di collaborazione tra i due Paesi, ci sono anche la cybersecurity e l’Intelligence, settori in cui l’influenza israeliana è in continua espansione, con il paravento di contrastare gli attacchi iraniani.

In tutto questo,il Capo di Governo Edi Rama è il regista principale, soprattutto dopo la sua visita a Tel Aviv dello scorso gennaio, al termine della quale è stato beatificato dallo stesso Netanyahu come “grande amico del popolo ebraico, dello Stato ebraico e. oserei dire, anche un amico personale”. Ma è stato anche il regista dei provvedimenti parlamentari che, nel 2024, avevano consentito la costruzione di Hotel di lusso anche nelle aree protette, come quella dell’isola di Saseno, se in presenza di investimenti strategici. Un atto  al momento sotto indagine della Procura Anti-corruzione albanese e motivo di forti proteste di piazza, che stanno durando ormai da 15 giorni e stanno facendo vacillare la stessa leadership di Rama.

Saseno, però, oltre che per gli aspetti naturali, è importante per la sua posizione che la colloca all’uscita del Mare Adriatico e all’ingresso del Canale d’Otranto, tanto da essere trasformata in una munitissima base militare occupata, in sequenza, dall’Italia (1914 – 1947), dall’Unione Sovietica sino al 1961, con una base di sommergibili e, infine, dall’Albania comunista, che la fortificò con 3500 bunker.

E allora,si può veramente credere che si spendano 1.4 miliardi di $ per trasformare un’isola fortificata in un mega resort, con una densità abitativa di 2000 persone a Km2 (la stessa di Roma) e con un proprio aeroporto?I dubbi, in proposito, potrebbero essere ulteriormente alimentati se si considera che, a non più di una settantina di miglia di mare verso Ovest, si trova l’italico Salento dove, forse per pura combinazione, sta maturando un’altra operazione di investimento immobiliare, anche questa di matrice israeliana.

Infatti, la società immobiliare CORAL 37, sotto la direzione della Signora Orit Lev Marom, sta cercando di implementare un ambizioso progetto denominato ”Colonia israeliana del Salento”, definito dalla stessa immobiliarista come “una comunità agricola e turistica autosufficiente, dove le famiglie israeliane possano stabilirsi, coltivare il proprio cibo e sviluppare strutture educative e sanitarie condivise”. Quindi, una sorta di enclave israeliana nel Salento, sulla falsariga di quanto sta già capitando in altre zone mediterranee, come ad esempio a Cipro, dove sono già stati costruiti e sono funzionanti degli insediamenti autonomi e chiusi, con tanto di sinagoghe, supermercati kosher e scuole ebraiche, che hanno portato la presenza israeliana da 6.500 u. del 2018 alle attuali 16.000.

Pertanto, qualora andassero in porto i due progetti, albanese e salentino, sotto egida di Tel Aviv, si avrebbero due roccaforti sotto il controllo diretto e indiretto israeliano, a presidio del Canale d’Otranto, passaggio marittimo di importanza strategica, tra i Mari Adriatico e Ionio. Ma come se non bastasse, anche a ridosso del “TAP – Trans Adriatic Piopeline”, il gasdotto che porta il gas azero all’Italia e al mercato europeo e che, unitamente al Trans Anatolian Pipeline(che attraversa la Turchia) e alSouth Caucasus Pipeline(Azerbaigian-Turchia), costituisce il cosiddetto Corridoio Sud del gas, ultimo baluardo al monopolio americano.

Pertanto, in termini geo-strategici, ci si trova di fronte ad una situazione che dovrebbe attivare, perlomeno, un elevato livello di attenzione, perchè prospetta una presenza straniera a ridosso di due risorse di grande importanza strategica, come il TAP e il Canale d’Otranto. Infatti, ragionando sull’onda di quanto affermava uno dei pochi politici di rango della storia nazionale, che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, si potrebbe ritenere che i due insediamenti sulle coste opposte dell’Adriatico non siano casuali, ma possano far parte di un preciso piano, finalizzato a creare un’influenza, se non addirittura un controllo, su un’area importante della regione (Mar Adriatico), se non persino su una Nazione (Italia), per costringerla a rimanere allineata. Volendo essere ancora più chiari, anche ammettendo che in Albania si costruisca veramente un Resort e nel Salento un villaggio, non ci sarebbe alcun problema, per una Nazione come Israele, a renderli, quanto meno, dual use per attività di intelligence e di pressione.

Ma una domanda sorge spontanea.L’Italia ha o avrà la volontà politica di verificare, monitorare o, se necessario, opporsi ad un eventuale piano come quello delineato?Al riguardo, è lecito nutrire più di qualche dubbio, se si considera l’approccio estremamente prudente e condizionato, che è stato sinora espresso dal Governo e da gran parte delle Forze politiche verso l’operato poco consono al Diritto Internazionale di Tel Aviv. E se a questo si aggiunge che, sin dal 2010, esiste in Italia il “KCAC – Knesset Christian Allies Caucus Italia”, cioè il Comitato dei sostenitori di Israele all’interno del Parlamento italiano, il cui Presidente è il Senatore Lucio Malan, del Partito di maggioranza di governo, le prospettive che l’interesse nazionale prevalga in assoluto su tutto potrebbero non essere le migliori.

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