L’emergenza causata in Asia, in particolare in India, dal virus Nipah potrebbe avere presto fine. Un team di ricercatori giapponesi ha annunciato i primi test sull’uomo per un possibile vaccino. La ricerca dovrebbe partire i primi di aprile in Belgio. Per riuscire nella sperimentazione, 60 volontari si sottoporranno al vaccino nella prima fase dell’esperimento. Mentre, la seconda fase vedrà coinvolte circa 300 persone in Bangladesh tra i 18 e i 55 anni. La Fase II vedrà la collaborazione dell’Università di Oxford.
Si tratta, quindi, di un tentativo di contrastare una serie di epidemie che si sono verificate proprio in questi anni. A seguito dei primi casi registrati in India e in Bangladesh tra il 2025 e il 2026 è scattata l’allerta dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), che teme una proliferazione incontrollata della malattia.
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Secondo lo European Vaccine Initiative, il vaccino in questione dovrebbe essere il MV-NiV, che contiene il morbillo vivo attenuato (utilizzato nel vaccino contro il morbillo) e il gene G del virus Nipah del ceppo malese. Il vaccino è ancora in fase di sviluppo presso l’Università di Tokyo. Per ora il virus non è un pericolo per l’Europa o i paesi occidentali, ma a seguito dei recenti casi, è cresciuta la paura di un pericolo globale.
Che cos’è il Nipah e con quali sintomi si manifesta
Il virus Nipah è una zoonosi emergente sotto osservazione da anni, indentificato nel 1999 in Malesia per la prima volta. È un tipo di virus che ha un alto tasso di letalità e per cui al momento sono assenti cure specifiche per contrastarlo. A preoccupare, poi, è la possibilità di contaminazione tra esseri umani. A causa di questi elementi, è uno dei virus che ha la priorità per la sorveglianza globale. I portatori della malattia sono principalmente i pipistrelli, in particolare, del genere Pteropus, che vivono in diverse aree dell’Asia meridionale e sud-orientale.
Può essere trasmesso agli esseri umani tramite il contatto con cibo contaminato o secrezioni animali e si manifesta con febbre, mal di testa e segni di malattie respiratorie, come la tosse. Nei casi più gravi si arriva anche a edema cerebrale, ovvero encefalite, e convulsioni che portano al coma nel giro di uno o due giorni.
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