Mentre il leader del Venezuela, Nicolas Maduro e sua moglie sono in viaggio per fare una tappa a Guantanamo dove saranno trasferiti sotto la custodia dell’Fbi, per poi raggiungere New York, il presidente a stelle e strisce, Donald Trump, da Mar-a-Lago scandisce i motivi dell’operazione condotta nel Paese sudamericano nei confronti il suo leader.
Ebbene, in sostanza, sarebbe una mossa per estendere e sostenere l’America First, perché “vogliamo circondarci di amici che ci diano stabilità“. Il tycoon, nello sfoggiare un sorriso soddisfatto per quanto raggiunto con l’attacco, chiarisce che la cattura di Maduro rappresenta “un segnale che indica che non ci lasceremo intimidire“, minacciando i funzionari del governo venezuelano se dovessero schierarsi con Maduro: “Se rimangono fedeli, il futuro sarà davvero brutto per loro“.
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Insomma, Trump guarda intanto avanti e rende noto che gli Stati Uniti saranno “fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela” e fa sapere di star “valutando le opzioni di leadership“, assicurando che gli Usa non permetteranno a nessuno del regime di succedere a Maduro. E proprio in questa prospettiva si staglia all’orizzonte la possibilità che sia la leader dell’opposizione Maria Corina Machado a guidare il Paese, ma l’inquilino della Casa Bianca resta cauto: “Valuteremo se Machado può guidare il Paese, al momento hanno un vicepresidente“.
E mentre resta avvolto nel mistero il luogo dove si trova la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, che secondo il New York Times è a Caracas, ma qualche ora prima Reuters, poi smentita da Mosca, la dava in Russia, è la stessa Machado ad alzare la testa. “Siamo pronti per tornare al potere, è arrivata la libertà“, stigmatizza la premio Nobel per la pace, alle cui parole fanno eco quelle del presidente eletto del Venezuela, Edmundo Gonzales, dal suo esilio madrileno: “Siamo pronti per la grande ricostruzione della nostra nazione“.
Intanto, il resto del mondo non scosta gli occhi dal Paese attaccato dagli Usa. E così, mentre Parigi avverte che la cattura di Maduro viola il diritto internazionale, Palazzo Chigi difende la “legittima difesa“, anche se “coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non
sia la strada da percorrere“.
Dall’Oriente, invece, Pechino, che invita i propri cittadini ad evitare viaggi in Venezuela, punta i piedi e dichiara “ferma condanna” per i raid americani in Venezuela. Ma Trump prova a rassicurare la Cina, che è uno dei principali importatori del greggio di Caracas, facendo leva sul petrolio. La Russia passa direttamente alla diplomazia, stranamente, e chiede una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per domani. E proprio il presidente delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, esprime la propria preoccupazione per il fatto che “il diritto internazionale non sia stato rispettato”: l’operazione Usa è un “pericoloso precedente“.
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