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Trump senza freni: “Ci serve anche la Groenlandia, è questione di sicurezza”

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Donald Trump non ha scelto mezzi termini nell’intervista rilasciata a The Atlantic per commentare gli ultimi sviluppi di politica estera del Paese. Il Presidente degli Usa ha sottolineato di aver riconosciuto che ciò che serviva al Venezuela era proprio un cambio di regime. Dopo quattro mesi di ostilità e attacchi marittimi alle navi del Paese sudamericano, il titolare della Casa Bianca ha deciso di agire con un raid e con l’arresto del presidente Nicolas Maduro.

Una scelta che ha indignato coloro che ritengono questa mossa una vera e propria violazione del diritto internazionale. Trump continua comunque a sostenere che Maduro non fosse il reale leader venezuelano, accusandolo di aver truccato le ultime due tornate elettorali che ne hanno permesso il ritorno al potere. Maduro e la moglie si trovano ora in carcere a Brooklyn, in attesa di essere processati con l’accusa di narco traffico.

La ricostruzione e il cambio di regime, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c’è adesso” in Venezuela, ha sostenuto il Tycoon nel corso dell’intervista telefonica, aggiungendo che la ricostruzione servirà più di quanto immaginato al Paese di Maduro, a causa delle sue difficoltà economiche e politiche. Rivolgendosi poi alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, Trump è stato durissimo: Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello del presidente“.

Venezuela: il ragionamento di Trump dietro l’attacco

Il giornalista del The Atlantic ha poi ricordato al presidente come, nel corso del suo primo mandato, si disse contrario agli interventi per rovesciare regimi esteri. Di fronte alla richiesta di chiarire cosa sia cambiato a 10 anni di distanza, Trump ha fatto riferimento alla guerra in Iraq, esortando il giornalista a chiedere a Bush perché gli Usa siano intervenuti in quel conflitto. “Non avremmo mai dovuto intervenire in Iraq, perché è stato quello a dare inizio al disastro in Medio Oriente“, ha spiegato il Tycoon.

Il titolare della Casa Bianca ha continuato il suo discorso, sostenendo che gli Usa dovrebbero continuare a mantenere il controllo sull’emisfero occidentale, arrivando anche ad invocare una sorta di nuova Dottrina Monroe del XIX secolo, che ha rinominato “Dottrina Donroe“, probabilmente scherzando con un’assonanza con il suo nome.

Trump ha poi chiarito che la decisione di procedere contro Maduro non è stata presa in base al territorio, ma solo per i problemi del singolo Paese. Anche nel caso di altre situazioni simili, ha spiegato il presidente Usa, le decisioni saranno prese caso per caso. A preoccupare, quindi, è la possibilità che vi possano essere altre azioni simili in nuove Nazioni.

Trump: “Ci serve anche la Groenlandia”

Il territorio più preso di mira è la Groenlandia, che è sotto il controllo della Danimarca. Lo stesso Trump, nel corso dell’intervista con il The Atlantic, ha ammesso di essere convinto che questa sia ancora necessaria agli Usa. “Ne abbiamo bisogno per motivi di difesa“, ha sostenuto, descrivendo poi l’isola come già circondata da navi russe e cinesi.

Solo poche ore fa, l’ambasciatore danese negli Usa aveva mandato un messaggio chiarissimo all’amministrazione americana, condannando duramente il post pubblicato da Katie Miller, podcaster e moglie di Stephen Miller, cioè uno dei più stretti collaboratori di Trump. Questa aveva pubblicato una carta geografica della Groenlandia, coperta con i colori della bandiera americana, con il commento: “Presto sarà il suo turno“.

Un attacco che non ha affatto divertito Copenaghen, da cui è giunto il monito sul rispetto della sovranità degli altri Paesi e dell’integrità territoriale del Regno di Groenlandia.

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