“Devono capire che questa era la nostra offerta finale“. E’ duro il numero due della Casa Bianca,JD Vance, che tornaa casa a mano vuote dai negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, interrotti dopo 21 ore, prima tra sherpa e poi tra i massimi vertici delle delegazioni americana e iraniana. Purtroppo a pesare sul fallimento dei colloqui i principali nodi rimasti irrisolti, ovvero lo Stretto di Hormuz e un piano sul nucleare per il Paese degli ayatollah. E così, i colloqui di pace per il Medio Oriente finiscono per ora in un nulla di fatto.
In questo desolante scenario, le considerazioni nel merito assumono sfumature differenti. Da Washington il vicepresidente che ha mediato i colloqui, afferma di lasciare questo incontro con “una proposta semplice, ovvero che l’Iran deve capire che questarappresenta la nostra offerta finale e migliore, vedremo quindi se gli iraniani la accetteranno“. E il punto fondamentale per gli Usa è il “voler vedere inimpegno esplicito da parte loro a non cercare un’arma nuclearee a non cercare strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente“.
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Da Teheran, invece, la replica arriva via social, nessun punto stampa in streaming che riassume il trend generale dei negoziati. “Il successo del processo diplomaticodipende seriamente dalla buona volontà dell’altra parte, dall’estensione da ogni eccesso e da ogni pretesa illegale, nonché il riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran“, puntualizza su X, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baqaei. E in questa cornice si delineano le priorità della Repubblica islamica, che sonolo stop degli attacchi al Libanoe la revoca delle sanzioni, ma iPasdaran non possono accettare ingerenze nello stretto.
Intanto, comunque, inPakistan la diplomazia lavoraancora nella speranza di consolidare quei minimi spazi di manovra che potrebbero portare ad una soluzione, nonostante il braccio di ferro su Hormuz. Uno spiraglio ottimista visto anche da Teheran che si dice “certa che i contatti con Islamabad proseguiranno“, mentre si sottolinea che “nessuno si aspettava un accordo già nelle prime fasi trattative“.
Scenario, infatti, previsto anche dal presidente a stelle e strisce,Donald Trump, che nel pieno dello svolgimento dei colloqui ha preso voce in capitolo si è detto incerto sull’esito di questo ultimo passaggio cruciale ma sempre in una interpretazione del tutto trumpiana: “Forse ci sarà un accordo, forse no. In ogni caso, non fa nessuna differenza per me. Noi abbiamo vinto“.
Alla luce del fallimento, inoltre, il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha ribadito che Washington e Teheran devono comunque rispettare l’accordo del cessate il fuoco: “E’ fondamentale che le parti continuino a rispettare il proprio impegno al cessate il fuoco“. Una necessità indispensabile per proseguire a svolgere il proprio ruolo per favorire il coinvolgimento e il dialogo tra le parti nei giorni a venire.
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