Si è appena concluso il viaggio di Trump in Cina, ma il tycoon e il suo omologo del Paese asiatico si rivedranno molto presto. Il presidente cinese Xi Jinping, infatti, effettuerà una visita negli Stati Uniti nell’autunno di
quest’anno. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua.
Incontro Trump-Xi in Cina: molte parole pochi fatti
L’immagine di Xi Jinping che promette a Donald Trump i semi delle rose dell’esclusivo compound
governativo di Zhongnanhai per arricchire il giardino della Casa Bianca fotografa perfettamente il senso della visita di Stato del del tycoon in Cina: molte parole e promesse, pochi impegni concreti. Il vertice, che avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di una nuova fase nei rapporti bilaterali tra i due Paesi, ha infatti nascosto dietro la coreografia dell’accoglienza e i toni amichevoli e cordiali una relazione segnata da obiettivi diversi e da nodi spinosi, che vanno dai dazi alla competizione strategica nel Pacifico.
Dal punto di vista di Trump, il bilancio della due giorni a Pechino è quello di un riavvicinamento fondato soprattutto sugli affari. L’inquilino della Casa Bianca ha parlato di “fantastici accordi commerciali” e ha annunciato l’intesa per l’acquisto da parte cinese di 200 aerei Boeing, oltre a possibili forniture di petrolio, soia e prodotti agricoli statunitensi. Per Xi, invece, il successo del vertice si misura soprattutto nella capacità di ottenere stabilità strategica, ovvero un rapporto più prevedibile con Washington, in cui gli Stati Uniti non rappresentino un ostacolo per l’ascesa economica e geopolitica della Cina.
Il vertice è stato più un allentamento delle tensioni che una svolta
I due leader hanno discusso anche della guerra in Iran. Da parte sua, Trump ha dichiarato che Washington e Pechino concordano sulla necessità di evitare che Teheran ottenga un’arma nucleare e di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Tuttavia la Cina, come sua tradizione, ha mantenuto una posizione più prudente, chiedendo il cessate il fuoco e la riapertura della passaggio marittimo “il prima possibile”, senza assumersi apertamente il ruolo di leva diplomatica su Teheran.
In generale, la visita ha rappresentato più un allentamento delle tensioni che una svolta, infatti restano sullo sfondo le accuse americane a società cinesi per il sostegno alla Repubblica Islamica, i sospetti di furto di tecnologie sull’intelligenza artificiale, la competizione militare nel Pacifico e la guerra commerciale. Insomma, lo scontro tra Stati Uniti e Cina continua, seppur con minor impeto.
Il nodo più delicato resta Taiwan
A testimonianza di ciò, il principale pomo della discordia resta Taiwan, con Xi che non ha mancato di ricordarlo fin dalle prime battute dell’incontro, ammonendo che una gestione sbagliata della questione potrebbe trascinare Washington e Pechino in un violento conflitto. Trump non ha affrontato pubblicamente il tema, ma il segretario di Stato Marco Rubio ha assicurato che la politica americana verso l’isola non cambia. La Cina vorrebbe tuttavia dalla Casa Bianca segnali che suggeriscano l’opposizione all’indipendenza di Taiwan e una riduzione delle forniture militari al suo governo.
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