Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha condiviso un video controverso in cui l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle vengono raffigurati come scimmie. Il filmato, diffuso sulla piattaforma Truth, ha sollevato una dura reazione da parte di importanti rappresentanti del Partito Democratico. Nel video, generato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e della durata di un minuto, si vedono due gorilla con i volti dei coniugi Obama, accompagnati dalla canzone ‘The Lion Sleeps Tonight‘ in sottofondo. La clip ripropone inoltre tesi infondate secondo cui la società Dominion Voting Systems avrebbe manipolato i risultati delle elezioni del 2020 a sfavore di Trump.
Entro venerdì mattina, il video aveva accumulato migliaia di like sul social network del presidente. L’ufficio del governatore della California, Gavin Newsom, considerato un possibile candidato democratico per le elezioni presidenziali del 2028 e noto critico di Trump, ha definito il post un “comportamento disgustoso da parte del presidente” e ha invitato tutti i repubblicani a condannarlo immediatamente. Anche Ben Rhodes, ex consigliere per la sicurezza nazionale e stretto collaboratore di Barack Obama, ha espresso la sua dura condanna nei confronti delle immagini diffuse.
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Usa, il video pubblicato da Trump degli Obama rappresentati dalle scimmie incentiverebbe l’immaginario razzista
Il video che ha pubblicato il presidente Trump ha suscitato polemiche e sgomento. Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha ribadito durante il consueto briefing con la stampa che il razzismo, l’incitamento all’odio e i contenuti illegali non hanno spazio online, non perché lo dica la Commissione, ma perché tali comportamenti sono già vietati nella vita reale. Regnier ha commentato il controverso video condiviso dal presidente statunitense su Truth Social, in cui i volti di Barack e Michelle Obama appaiono sovraimposti sul corpo di scimmie.
“È rassicurante potersi sentire al sicuro in Europa” ha dichiarato, ricordando come le normative europee siano chiare nel limitare la diffusione di contenuti illegali. Ha sottolineato un principio fondamentale: ciò che è illegale offline deve esserlo anche online, precisando che le indagini penali sui singoli utenti sono possibili. Regnier ha spiegato l’importanza di applicare questo principio anche alle piattaforme, che diventano responsabili quando amplificano simili contenuti: “In Europa le piattaforme hanno obblighi chiari e, quando non vengono rispettati, possiamo avviare indagini e imporre sanzioni finanziarie“.
Ha inoltre specificato che la Commissione, nell’ambito del Digital Services Act, non si occupa dei singoli contenuti sui social media ma si concentra sui sistemi adottati dalle piattaforme per prevenire la diffusione e la visibilità di contenuti dannosi. Queste dichiarazioni arrivano in un contesto di pressioni da parte del presidente degli Stati Uniti, di membri della sua amministrazione e di alcuni rappresentanti del Partito Repubblicano affinché vengano allentate le normative digitali europee e sospese le indagini e sanzioni contro le grandi aziende tecnologiche americane.
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