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Usa, la Corte suprema boccia Trump sullo ius soli. Il tycoon: ‘E’ dannoso, serve nuova legge’

Evapora uno dei punti cardine della campagna di Trump e della sua politica sull’immigrazione. La Corte Suprema ha stabilito che lo ius soli deve restare e che l’ordine esecutivo che aveva firmato lo scorso anno il tycoon è incompatibile con il 14esimo Emendamento della Costituzione

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Sfuma uno dei punti cardini della campagna elettorale di Trump.La Corte Suprema Usa ha deciso di mantenere lo ius soli,affondando un altro colpo al tycoone alla sua politica sull’immigrazione. L’abolizione del diritto di nascita era stato il fiore all’occhiello della campana elettorale del presidente degli Stati Uniti, oltre che uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale.

Con 5 voti a favore e 4 contrari la Corte Suprema harespinto le restrizioni di Trump sulla cittadinanza per diritto di nascita. Il Supremo Tribunale ha stabilito che l’ordine esecutivo emanato daThe Donald, a poche ore dal suo insediamento lo scorso anno, risultaincompatibile con il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione.

Usa, le motivazioni della Corte Suprema

Il presidente della Corte Suprema statunitense,John Roberts, ha spiegato che: “La cittadinanza, ieri come oggi, èavere il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica”. Sottolineando anche che il 14esimo Emendamento permette di esercitare tale diritto “a ogni persona nata in questa terra. Oggi manteniamo questa promessa”. Roberts ha specificato come l’Emendamento stabilisca che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”.

La Corte ha quindi annullato il decreto esecutivo con il quale il tycoon aveva revocato il diritto di cittadinanza ai bambini nati negli Usa figli di immigrati irregolari o con visto temporaneo: “Quei bambini sono soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti. Soddisfano entrambi gli elementi della Clausola sulla Cittadinanza”, specifica ulteriormente Roberts. Il 14esimo Emendamento era in vigore dal 9 luglio 1968, data in cui era stato ufficialmente introdotto nella Costituzione. Con il presidente si sono espressi Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Amy Barrett e Ketanji Jackson, mentre contrari gli ultra conservatori Clarence Thomas, Sam Alito e Neil Gorsuch. Brett Kavanaught in parte ha concordato in parte no.

La reazione di Trump

A stretto giro non poteva mancare la reazione spinosa del diretto interessato. “La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per diritto di nascita, il che è un male il nostro Paese, ma possiamo facilmente porvi rimedio al Congresso tramite una legge, con il sostegno del Presidente, come emerso nel corso di questo processo“, sentenzia in un post su Truth, Trump che ha puntualizzato come non sia necessario “alcun lungo e complesso emendamento costituzionale“. In questa cornice, a detta del presidente a stelle e strisce, il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita, “una pratica costosa e in giusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno“.

A fare eco all’inquilino della Casa Bianca, il vicepresidente americanoJD Vanceche ha assicurato come la battaglia allo ius soli “è tutt’altro che conclusa“. Intervenendo su Fox News dopo la decisione della Corte suprema che ha ribadito la tutela costituzionale sul tema, Vance ha puntualizzato che l’amministrazione Trump sta valutando come “chiudere quella scappatoia“, sostenendo al contempo che sia stata proprio la Corte a creare il problema.

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