A soli tre mesi dall’inizio del suo rumoroso mandato,Donald Trumpinizia a raccogliere i frutti delle sue azioni. Dopo le proteste dei cittadini Usa, scontenti delle iniziative di politica interna e dei dazi, il Tycoon oggi deve fare i conti anche con la giustizia americana, che nutre profondi dubbi sul suo piano di deportazione di massa. Nello specifico, la lente della Corte Suprema degli Stati Uniti si è concentrata sulleespulsionimesse in atto da Trump nei confronti dipresunti membri di gang venezuelane.
La deportazione, che ha interessato centinaia di persone nelle ultime settimane, avrebbe trovato riscontro, almeno secondo il presidente Usa, in una legge del 18esimo secolo. Si tratterebbe dell’Alien Enemies Actdel 1798, che prevede la possibilità per il presidente di dichiarare nemico, durante uno stato di guerra, qualunque cittadino presente sul suolo americano e della nazionalità coinvolta nel conflitto. In che modo, però, Trump ha potuto appellarsi a questa normativa?
Leggi Anche
Il presidente, per rendere utilizzabile la legge, avrebbeaccusato il Venezuela di“perpetrate un’invasione” degli Stati Uniti attraverso l’ingresso di presunti membri della gangTren de Aragua. In questo modo, quindi, sarebbe stato possibile procedere con le deportazioni. L’Alien Enemy Actin precedenza è stato utilizzato nel corso della guerra del 1812 e durante i due conflitti mondiali nel ‘900.
La decisione della Corte Suprema Usa: stop all’espulsione dei venezuelani
La Corte ha quindi sospeso, nelle prime ore di oggi, l’espulsione dei cittadini venezuelani, che sarebbero stati trasferiti in un carcere di massima sicurezza a El Salvador, sostenendo nell’ordinanza che “il governo ha l’ordine di non espellere alcunmembro della presunta classe didetenutidagli Stati Uniti fino a nuovo ordine di questa corte“. La decisione è stata presa a seguito del ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati dell’American Civil Liberties Union, dopo che a un gruppo di venezuelani detenuti era stato comunicato che “sarebbero stati espulsi a breve“.

Al centro della questione vi sarebbe la possibilità che molti deicittadini venezuelanideportati nelle ultime settimanenon fossero affatto membri di gang, né avessero commesso alcun crimine. I legali sostengono, infatti, che questi sarebbero stati presi di mira solamente per la presenza ditatuaggisul loro corpo. Al momento, le disposizioni della Corte Suprema non accolgono né respingono il ricordo, ma si limitano a sospendere il procedimento, di fatto impedendo all’amministrazione Usa di procedere con le deportazioni.
La sentenza si aggiunge ad una situazione di crescente tensione tra i poteri. Solo alcuni giorni fa,un giudice federale ha accusato la Casa Bianca di“disobbedienza alla corte“, in quanto lo scorso marzo sarebbe stato violato il divieto di deportazione dei venezuelani sospettati di far parte della gang. Il giudice fa riferimento agli avvenimenti dello scorso 15 marzo, data in cui ebbero inizio i voli di espulsione verso El Salvador di ben 130 venezuelani.
Secondo la Corte, questi sarebbero stati trasferiti senza un giusto processo. L’amministrazione Usaha comunque dichiarato di essere pronta afare ricorso contro la sentenza del giudice federale, in quanto le azioni del presidente Usa sono finalizzate solo a “garantire che terroristi e immigrati clandestini criminali non siano più una minaccia per gli americani e le loro comunità in tutto il Paese“.
© Riproduzione riservata













