La notte inUngheriasi è trasformata in una lunga festa tra clacson, piazze piene e celebrazioni spontanee. Intorno alle 21:30 è arrivata l’ufficialità:dopo 16 anni si chiude il lungo governo di Viktor Orbáncon uno storico successo dell’opposizione. A vincere è stato l’ex alleato diventato principale oppositore,Péter Magyar, protagonista di un risultato ampio e per certi versi sorprendente nelle dimensioni.
Il trionfo di Magyar
Il partitoTiszaha ottenuto una vera e propria “super maggioranza”, superando la metà dei voti e conquistando oltre due terzi dei seggi parlamentari. Con il95% delle schede scrutinate, Tisza raccoglie il53,74%dei consensi e circa 138 seggi su 199, mentre Fidesz, il partito dell’uscente presidente, si ferma al37,65%con 54 seggi. A neanche metà scrutinio, infatti, il trend era già chiaro, tanto che Orban è stato il primo a parlare, ha preso il telefono e si è congratulato con il suo ex compagno di partito diventato il leader dell’opposizione.
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Dal palco vicino al Parlamento, Magyar ha celebrato la vittoria con parole nette: “Gli ungheresi hanno detto sì all’Europa, ci siamo liberati del regime di Orbán”. Unrisultato che rappresenta la maggioranza più ampia dalla riforma elettorale del 2011.
Le reazioni internazionali
La fine dell’era Orbán è stata accolta con sollievo da molte capitali europee. Tra i primi a congratularsi con Magyar è il presidente ucrainoVolodymyr Zelensky, che ha sottolineato l’importanza di unacollaborazione futuratra i due Paesi. La vittoria del nuovo leader potrebbe infatti sbloccare l’ultimo pacchetto di aiuti a Kiev che il governo Orbán aveva finora ostacolato. A tutti gli effetti un sostegno indispensabile soprattutto ora che gli Stati Uniti sono distratti dalla guerra in Iran e il negoziato con Mosca è in fase di stallo.
Anche igoverni baltici e scandinavi hanno espresso apertamente soddisfazione,di fatto i più esposti al rischio di un’escalation con il Cremlino. DagliStati Unitie dallaRussia, invece, per il momento non sono arrivate reazioni ufficiali.
Le conseguenze politiche
La sconfitta di Orbán segna un passaggio cruciale non solo per l’Ungheria ma per tutta l’Europa. Il suo modello di “democrazia illiberale” aveva ispirato diversi movimenti nazionalisti e di estrema destra nel continente, e questo cambio di rotta potrebbe avereripercussioni più ampie.
Intanto, nelle strade di Budapest, la festa è andata avanti fino a tarda notte. Tra cori e bandiere europee, si sono levati anche slogan contro l’influenza russa, con grida come“Russi, andate a casa”,l’inno della rivolta del 1956, ed ora nuovo simbolo di un Paese che sembra voler voltare pagina.
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