Blocco dei beni russi senza scadenza. L’Unione europea alza il tiro della pressione sulla Russia e rende permanente il congelamento dei beni sovrani di Mosca. Con una decisione approvata a maggioranza qualificata, 25 Paesi membri hanno votato per il blocco a tempo indeterminato degli asset della Banca centrale russa presenti nell’Ue, superando il meccanismo del rinnovo semestrale delle sanzioni e il rischio di veti. Solo Ungheria e Slovacchia hanno detto no.
Tra i Paesi favorevoli, Belgio, Bulgaria, Italia e Malta hanno però messo nero su bianco una precisazione politica e giuridica rilevante: il voto al congelamento “non pregiudica in alcun caso” la decisione sull’eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati, che dovrà essere assunta a livello dei leader europei e “non costituisce un precedente” per la politica estera e di sicurezza comune. Una cautela che segnala le sensibilità ancora aperte sul dossier più delicato: se e come impiegare i circa 200 miliardi di euro bloccati nell’Ue per sostenere Kiev.
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La mossa, basata sull’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, consente di aggirare l’unanimità richiesta dalle sanzioni e rende il congelamento più solido sul piano legale. “Oggi abbiamo dato attuazione all’impegno preso dai leader: gli asset russi resteranno immobilizzati finché Mosca non porrà fine alla guerra e non risarcirà i danni”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, indicando come prossimo passo la copertura dei bisogni finanziari dell’Ucraina per il biennio 2026-2027.
Un segnale politico forte, rivendicato anche dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: “I costi per la Russia continueranno ad aumentare. È un messaggio potente per l’Ucraina, sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”. Più prudente il premier belga Bart De Wever, che da Londra ha parlato di un operazione “ardua ma possibile” se gli alleati europei agiranno in modo coordinato, ricordando il peso specifico di Bruxelles, che concentra la quota maggiore degli asset congelati.
Il tema tornerà al centro del vertice europeo di Berlino con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, atteso lunedì insieme a numerosi leader Ue e Nato, e del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. L’Italia, con la premier Giorgia Meloni, si conferma nella partita: favorevole al congelamento permanente, ma attenta a distinguere tra il blocco dei beni e la scelta politica sul loro utilizzo. Una linea di equilibrio che fotografa le tensioni ancora presenti nell’Unione, mentre la guerra in Ucraina entra in una fase decisiva anche sul fronte finanziario.
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