“L’eurozona si trova ad affrontare una serie disfide senza precedenti. Le crescenti minacce alla sicurezza, la frammentazione delle relazioni commerciali, le interruzioni negli approvvigionamenti e gli episodi di volatilità dei mercati esercitano unapressione sempre maggiore sulla crescita e sulle finanze pubbliche“. L’allarme arriva da un rapportoMes, Meccanismo europeo di stabilità, dal titolo “Resilienza sotto pressione“, secondo il quale la regione ha ben dimostrato di sapere resistere agli shock del passato, ma non sarà immune da quelli che l’attendono nel breve futuro.
Rapporto Mes, le principali criticità che attanagliano l’eurozona
Nel raccomandare che qualsiasi misura anticrisi sia“temporanea e mirata“, il rapporto dell’organizzazione internazionale che assiste finanziariamente gliStati membri dell’Uein difficoltà individuatre vulnerabilitàdell’eurozona ritenute importanti. In primo luogo,il margine di manovra fiscale si sta riducendo, in parte a causa dell’aumento delle esigenze di spesa per la difesa. Tuttavia, il report sottolinea che gran parte di questa spesa può, nel tempo,sostenere la crescita a lungo terminee quindi, alla fine, ripagarsi da sola, a condizione che sia utilizzata in modo produttivo e sostenuta da catene di approvvigionamento europee efficienti.
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In secondo luogo, la regione rimane strutturalmente esposta alleinterruzioni dell’approvvigionamento energeticoderivanti dalle tensioni geopolitiche in Ucraina e in Medio Oriente. Tali shock, si evidenzia, hanno effetti nefasti, giacchéfanno aumentare i prezzi e l’incertezza, pesano sulla competitività e sugli investimenti e rischiano di causare danni duraturi alla produttività.
Infine, gli strettilegami finanziari che intercorrono tra il Vecchio Continente e gli Stati Unitiespongono gli investitori europei a qualsiasi potenziale rivalutazione dei titoli del Tesoro e delle azioni statunitensi, le cui valutazioni si basano in gran parte suaspettative di utili legate all’intelligenza artificiale. Al tempo stesso, viene rilevato come i mercati sovrani dell’area dell’euro stiano diventando sempre piùdipendenti da investitori sensibili alle fluttuazioni dei prezzi come gli hedge fund, molti dei quali con sede all’estero.
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