Gli Stati Uniti e i Paesi parte della coalizione de “volenterosi” stanno lavorando a un nuovo quadro di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con l’obiettivo di consolidare l’eventuale cessate il fuoco con la Russia ed evitare un’escalation militare. Secondo quanto emerso dal summit che si è tenuto ieri a Parigi, Washington avrebbe dato il suo assenso politico a un sistema di garanzie su più livelli che entrerebbe in funzione solo dopo una tregua ufficiale.
Il supporto degli USA e dell’Europa all’Ucraina
L’idea sarebbe quella di evitare il supporto diretto e immediato durante il conflitto e puntare invece su una presenza di sicurezza strategica strutturata e graduale. Il piano prevede una guida statunitense sul fronte del monitoraggio e della tecnologia militare, attraverso l’utilizzo di droni e sistemi elettronici per il controllo delle linee di confine. Gli USA resterebbero nelle retrovie, pronti a collaborare con Kiev nel caso di una seconda aggressione russa, ma senza dispiegare mezzi e truppe sul territorio ucraino.
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Sul campo invece, l’eventuale forza di sicurezza sarebbe composta in prevalenza da combattenti europei, con un ruolo centrale di Francia e Regno Unito. Si tratterebbe di un dispiegamento numerico piuttosto ingente: tra le 20 e 30 mila unità, incaricate di verificare il rispetto della tregua, proteggere le infrastrutture e aumentare la stabilizzazione delle aree sensibili.
Rafforzare le capacità di deterrenza dell’Ucraina
Elemento chiave del piano è il rafforzamento dell’arsenale di deterrenza dell’Ucraina. Oltre alla presenza sul terreno, l’Occidente punterebbe alla superiorità aerea e tecnologica, considerata il vero fattore di dissuasione verso Mosca: le squadre di caccia e il supporto dell’intelligence restano infatti il principale vantaggio strategico contro le forze russe. Parallelamente all’incremento delle forze strategiche, una parte significativa del progetto riguarda anche la rigenerazione dell’esercito ucraino, che è stato fortemente indebolito dopo quattro anni di guerra. Il piano quindi prevede l’addestramento di nuove unità, la fornitura di armamenti e il sostengo logistico nel lungo periodo per garantire la sicurezza dell’Ucraina anche dopo la fine delle ostilità.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto positivamente l’intesa, compresa quella dei Paesi europei, come Italia e Polonia, che si sono dichiarati pronti a sostenere la missione, pur senza inviare truppe sul campo. Il leader di Kiev ha definito l’accordo un passo in avanti concreto perché basato su impegni operativi.
Resta però ancora un nodo fragile: la risposta della Russia. Mosca continua a considerare inaccettabile il dispiegamento di forze occidentali sul territorio ucraino, perciò il successo del piano dipenderà dalla capacità dell’Occidente -Nato in primis- di mantenere un fronte compatto a lungo termine. Il negoziato resta aperto, ma il vertice segna comunque un passaggio importante. Per la prima volta il futuro della sicurezza ucraina viene discusso e siglato non solo dal punto di vista militare, ma anche inserendo il Paese nel quadro futuro della stabilità europea post-conflitto.
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