Il conflitto tra Russia e Ucraina continua ad ampliare il raggio degli attacchi che prendono di mira infrastrutture strategiche. Nella notte un raid di droni ucraini ha colpito un grande magazzino di Wildberries, il principale operatore dell’e-commerce russo, nella città di Ekaterinburg, nella regione degli Urali, provocando un vasto incendio. Secondo quanto riferito dal sito indipendente russo Meduza, che cita la stessa azienda, i dipendenti sono stati evacuati tempestivamente e le attività logistiche sono state dirottate verso altri centri della rete.
Le autorità locali avevano segnalato nelle ore precedenti una minaccia di attacchi con droni. Il governatore della regione di Sverdlovsk, Denis Pasler, aveva invitato la popolazione alla prudenza senza però fornire dettagli sui danni. Successivamente Artem Zhoga, inviato presidenziale per il distretto federale degli Urali, ha confermato che il bersaglio dell’attacco è stato il centro logistico di Wildberries, precisando che circa 800 persone sono state evacuate e che non si registrano feriti. Per motivi di sicurezza, durante la notte sono state sospese temporaneamente le operazioni di decollo e atterraggio all’aeroporto di Koltsovo, restrizioni poi revocate in mattinata.
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Un’infrastruttura già colpita in precedenza
Quello della notte rappresenta il secondo attacco contro il centro logistico di Ekaterinburg nel giro di appena due settimane. Un precedente raid, avvenuto il 25 luglio, aveva già costretto la struttura a interrompere le proprie attività. Il magazzino è uno dei più grandi dell’intera rete Wildberries si estende su una superficie di circa 150 mila metri quadrati, può gestire fino a 3 milioni di articoli al giorno e ospitare oltre 120 milioni di prodotti.
L’attacco è stato condotto a oltre 2.000 chilometri dal confine con l’Ucraina e rientra in una campagna iniziata lo scorso 18 luglio contro i depositi della società. Secondo il sito russo Verstka, dall’inizio delle operazioni sarebbero stati colpiti circa 20 centri logistici Wildberries, tra cui quelli di Elektrostal, Krasnodar, Nevinnomyssk, Voronezh e San Pietroburgo. Complessivamente, le aree interessate dagli attacchi superano 1,5 milioni di metri quadrati, pari a circa il 27% della capacità complessiva di stoccaggio dell’azienda, mentre almeno 14 strutture sarebbero state distrutte dalle fiamme.
La pressione diplomatica nel conflitto tra Russia e Ucraina
Sul piano politico e diplomatico, la nuova escalation si accompagna a un ulteriore fermezza della posizione europea nei confronti della Russia. L’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha annunciato l’adozione di nuove sanzioni nei confronti di 5 persone coinvolte nel complesso militare-industriale russo, sottolineando che ogni nuovo attacco contro le città ucraine rafforza la necessità di aumentare la pressione su Mosca. Bruxelles ribadisce così la volontà di mantenere una linea di sostegno a Kiev sia sul piano economico sia su quello militare.
Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilanciato l’obiettivo di sviluppare, insieme ai partner europei, un sistema di difesa antimissile balistico alternativo al Patriot, chiedendo risultati concreti entro la fine del 2026-2027. Contemporaneamente, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, nuove valutazioni dell’intelligence statunitense ipotizzano che il Cremlino possa in futuro mettere alla prova la determinazione della Nato attraverso azioni limitate contro uno Stato membro, in uno scenario che riflette la crescente preoccupazione occidentale per l’evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina.
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