Dopo l’attacco di Natale, la Russia ha sferrato contro l’Ucraina un raid brutale anche nella notte di Capodanno. A Kiev e in molte altre città del Paese invaso, il rumore dei fuochi di artificio è stato del tutto sostituito da quello delle esplosioni di missili e droni. Una nuova notte di terrore, che ha voluto ricordare come il 2026 sarà a tutti gli effetti un nuovo anno di guerra e incertezza.
A nulla sono valsi i tentativi di pacificazione messi in atto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale negli ultimi mesi ha provato a porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina una volta per tutte. A rendere la situazione più complessa c’è la consapevolezza che i due Paesi non hanno alcuna intenzione di scendere a un compromesso. Sulla possibile cessione di territorio e sul controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia non è stato ancora possibile trovare un’intesa.
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Così i bombardamenti proseguono e la guerra continua a mietere vittime. Nella notte di Capodanno, almeno 200 droni si sono abbattuti sul Paese nella notte. I filo russi che occupano al regione di Kherson, invece, hanno sostenuto che sia stata Kiev ad abbattere con un velivolo senza pilota un hotel, provocando una strage di civili. Per Mosca è stato un atto che “indebolisce deliberatamente qualsiasi tentativo di trovare soluzioni pacifiche al conflitto” e che “ricade sulla coscienza dei leader occidentali“.
Ucraina, cosa sappiamo dell’attacco alla residenza di Putin
A creare ancora maggiore incertezza, poi, c’è l’accusa che la Russia ha rivolto all’Ucraina alcuni giorni fa. Secondo il Cremlino, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, 91 droni ucraini si sarebbero diretti verso la regione di Novgorod, per attaccare una delle residenze del presidente russo, Vladimir Putin. Un piano che, a dire russo, sarebbe fallito in quanto i droni sarebbero stati per la maggior parte abbattuti.
Kiev ha immediatamente respinto ogni accusa, chiarendo di non aver mai dato il via libera ad una operazione simile. Dopo giorni in cui il Paese invaso ha richiesto prove tangibili di questo raid, Mosca ha pubblicato un video in cui si vedrebbe uno dei presunti droni ucraini in quella che è stata definita una zona nelle vicinanze dell’abitazione di Putin. Nelle immagini, però, non vi sono riferimenti temporali, né elementi che farebbero credere che il video sia stato veramente girato a Novgorord.
Lo scetticismo degli Usa
Anche gli Stati Uniti si sono detti parecchio scettici sulla possibilità. Sembra, dunque, che la Russia abbia consegnato a Washington il tracciato dei droni che sarebbero stati destinati a bombardare la dacia del presidente. Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, un’indagine della Cia ha stabilito invece che Kiev non intendesse colpire Putin o la sua dimora ma che il drone impiegato nell’operazione puntasse a un obiettivo militare nella stessa regione.
Lo stesso Trump, ieri, ha diffuso su Truth un link ad un editoriale del New York Post intitolato “La fanfaronata dell”attacco di Putin dimostra che è la Russia a ostacolare la pace“. Un attacco pubblico nei confronti di un Paese che in questi mesi è stato sia alleato che nemico degli Stati Uniti. Anche l’Unione europea, comunque, continua a dichiarare che la notizia dell’attacco ucraino a Novgrorod sia un nuovo tentativo della Russia di disinformare e soprattutto di porre fine agli sforzi diplomatici finalizzati alla pace.
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