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Ucraina, intesa su forza multinazionale. Meloni tiene il punto: “No all’invio di truppe italiane”

Al fianco di Kiev fino a quando non si raggiungerà una pace "giusta e duratura" e in prima linea per delineare le garanzie di sicurezza che nel vertice dei Volenterosi a Parigi sono state "affinate" pur senza un impegno diretto delle truppe italiane

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Si è concluso il vertice per l’Ucraina a Parigi dove il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro britannico, Keir Starmer e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky hanno firmato una dichiarazione d’intenti per il dispiegamento di una forza multinazionale dopo il cessate il fuoco nel Paese in guerra con la Russia.

In sostanza, questa forza, che è sul tavolo delle valutazioni da diversi mesi, ha lo scopo di “fornire una sorta di rassicurazione nei giorni successivi al cessate il fuoco“, come ha spiegato l’inquilino dell’Eliseo a margine dell’incontro dei Volenterosi. Nella dichiarazione finale, inoltre, si specifica che gli Stati Uniti avranno il compito di monitorare il cessate il fuoco in Ucraina con la partecipazione degli europei.

In questo quadro, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vola nella Ville lumiere per confermare anche con la sua presenza il pieno sostegno a Zelensky ma ribadisce con polso fermo e ancora una volta che l’Italia non invierà i propri soldati “sul terreno. Il premier, piuttosto, ricorda come tra i principi “più volte ribaditi da Roma“, la dichiarazione finale dei Volenterosi richiama proprio la “volontarietà” della partecipazione a quella “forza multilaterale” chiamata a vigilare sulla pace. Oltre, chiaramente, l’accento posto sul “rispetto delle procedure costituzionali” anche in futuro, se i Paesi che si faranno garanti dell’Ucraina dovessero essere chiamati a prendere decisioni in caso di “futuro attacco“.

Intanto, mentre Meloni è sulla via di ritorno dalla Francia, da Palazzo Chigi si rimarca come tutti siano concordi sulla “importanza e necessità” di mantenere alta la “pressione” su Mosca. Il vertice, quindi, è stato “costruttivo e concreto“, una sede in cui si è confermata un’unità di vedute tra le due sponde dell’Atlantico e con Kiev che il premier auspicava e predicava sin dall’inizio dei negoziati.

Quindi, tirando le somme, si è confermato “un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner“, come riferisce la nota ufficiale che riferisce anche come il binario su cui si muovono le garanzie di sicurezza per l’ucraina siano “ispirate all’articolo 5” della Nato “come da tempo suggerito dall’Italia“.

Quindi, se Roma si schiera senza se e senza ma dalla parte di Kiev, come dimostra l’annoso via libera al decreto per le forniture civili e militari che inizierà a giorni il suo iter alla Camera, rimangono “alcuni punti fermi” e “in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno“. Insomma, al momento il niet di Palazzo Chigi all’impegno diretto è granitico. Un domani, con ogni possibilità nella cornice dell’Onu, come si era preannunciato in sede di dibattito interno italiano, si vedrà.

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