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Ucraina, droni russi vicino al confine polacco, Kallas: ‘Vogliono spaventare l’Occidente’

Il raid contro un treno diretto a Varsavia riaccende l’allarme nei Paesi europei. Kiev denuncia un’escalation, mentre da Mosca e dall’Ucraina arrivano segnali sulla possibile ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti già a ottobre

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Il raid dei droni russi che domenica ha preso di mira un treno ucraino vicino al confine polacco “ha chiaramente lo scopo di spaventare i Paesi occidentali affinché smettano di sostenere l’Ucraina e si astengano dal recarsi lì per esprimere il loro sostegno“. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri Kaja Kallas, arrivando a Rovaniemi, in Finlandia, per un vertice sull’Artico.

L’attacco è avvenuto a Yahodyn, nella regione della Volinia, a meno di due chilometri dal confine con la Polonia. Secondo le autorità ucraine, i droni russi hanno colpito una stazione di servizio e un treno. Il convoglio, sulla tratta Kiev-Varsavia, trasportava 206 passeggeri: nessuno è rimasto ferito. Mosca sostiene invece di aver colpito “infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di materiali militari provenienti dai Paesi europei“.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato le forze russe di aver “deliberatamente incendiato la locomotiva di un treno e danneggiato una stazione di servizi“.

Il treno diplomatico e l’allarme in Europa

Poco prima dell’attacco era transitato dalla stessa stazione anche un treno con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla Conferenza della Yes a Kiev. Il convoglio, sul quale viaggiava anche Fabrizio Saggio, è stato costretto a fermarsi per motivi di sicurezza prima di riprendere il viaggio verso la Polonia. Su un altro treno si trovava invece l’ex direttore della Cia David Petraeus.

Secondo le Ferrovie ucraine, è “molto probabile” che il bersaglio potesse essere anche il treno diplomatico, partito in anticipo rispetto all’orario previsto nell’ambito della revisione in tempo reale dei collegamenti ferroviari.

Nelle stesse ore, la Lituania ha chiuso temporaneamente l’aeroporto di Vilnius e la Nato ha fatto decollare alcuni caccia dalla base di Siauliai per un presunto allarme legato a droni. L’allarme si è poi rivelato infondato: si trattava di uno stormo di uccelli. Per Kiev, tuttavia, il quadro conferma un livello di allerta ormai continuo.

Sybiha: “I barbari russi sono già alle vostre porte”

“I barbari russi sono già alle vostre porte“, ha avvertito il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha, chiedendo ai Paesi occidentali di “scagliare tutto il peso delle vostre sanzioni contro il regime aggressivo di Putin”.

Da Varsavia, il premier Donald Tusk ha parlato di una “escalation” che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi potrebbe coinvolgere anche il territorio polacco. Intanto, a Kherson, un civile è stato ucciso da un drone russo mentre era alla guida della propria auto, secondo quanto riferito dal capo dell’amministrazione militare regionale Oleksandr Prokudin.

La possibile ripresa dei negoziati a ottobre

Gli allarmi sul terreno si intrecciano però con i segnali di una possibile ripresa dei colloqui diretti tra Kiev e Mosca, con la mediazione americana, già a ottobre. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha definito ottobre “sicuramente una possibilità“, mentre Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelensky, ha indicato la necessità di partire da misure pratiche e graduali di de-escalation, a cominciare dal Mar Nero.

Quanto alla sede dei negoziati, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha indicato la Turchia o, preferibilmente per Mosca, gli Emirati Arabi Uniti. Jared Kushner, genero e inviato di Donald Trump, ha invece sostenuto che nei negoziati dovrà essere considerata la situazione sul campo di battaglia. “Se l’Ucraina accettasse di cedere i territori richiesti da Putin, avremmo già un accordo“, ha dichiarato intervenendo alla conferenza Yes.

Le sue parole, secondo Ushakov, sembrano confermare che Washington comprenda meglio il punto di vista russo. Trump, intanto, ha chiesto a Zelensky di “smetterla di colpire le infrastrutture per il carburante diesel” in Russia, sostenendo che gli attacchi stiano contribuendo alla carenza di carburante sui mercati.

Zaporizhzhia, Mosca accusa Kiev

Infine, la direzione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata e gestita dai russi, ha accusato le forze ucraine di aver attaccato dieci volte con i droni, nella notte tra sabato e domenica, un’area dell’impianto destinata all’addestramento del personale. Secondo la direzione, non ci sarebbero state vittime e i danni sono ancora in fase di verifica. Le radiazioni, ha aggiunto, risultano nella norma.

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