Ucraina, condannati a morte tre soldati che combattevano i russi

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La Corte suprema dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk conferma la decisione di proseguire con la fucilazione di due combattenti inglesi e uno marocchino che lottavano a fianco dell’esercito di Kiev 

Aiden Aislin, Sean Pinner, di origine britannica, e Saadoun Brahim, proveniente dal Marocco, sono stati condannati a morte dalla Corte suprema dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. 

I tre combattenti lottavano al fianco dell’esercito di Kiev, per poi essere catturati dopo la resa di Mariupol. Secondo le leggi vigenti saranno giustiziati e fucilati, ma il tribunale fa sapere che i militari hanno fino a 30 giorni per impugnare la decisione per chiedere la grazia. 

Il processo si è concluso con l’accusa di terrorismo verso i tre, ma secondo alcuni osservatori si è trattato di un’udienza «farsa», architettata per colpire i paesi occidentali. 

Entrambi i britannici hanno affermato di prestare servizio nel corpo dei marines ucraini: questo fatto, se confermato, li renderebbe ufficialmente dei soldati a tutti gli effetti e non mercenari. In tal caso, i combattenti sarebbero protetti dalle Convenzioni di Ginevra sui prigionieri di guerra.

L’ipotesi dello scambio

Secondo molti osservatori è molto più probabile che la Russia stia utilizzando il processo ai combattenti britannici come strumento per fare pressioni sulla Gran Bretagna e per chiedere poi il rilascio di alcuni soldati russi condannati per omicidio e altri crimini di guerra dalle toghe ucraine. 

Secondo le famiglie dei due britannici il processo è stato «uno show condotto in violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra», ribadendo poi che, contrariamente alla propaganda del Cremlino, non si tratta di mercenari, spie o volontari, ma di veri e propri militari arruolati. 

Le preoccupazioni di Downing Street

Il governo britannico spiega che prima dell’emissione della condanna, c’erano già stati contatti con le autorità ucraine per il rilascio di Aslin e Pinner. «Siamo profondamente preoccupati per questa vicenda. Abbiamo detto a più riprese che i prigionieri di guerra non dovrebbero essere sfruttati per scopi politici – afferma un portavoce del governo di Johnson – È risaputo che ai sensi della Convenzione di Ginevra i prigionieri di guerra hanno diretto all’immunità dei combattenti e non dovrebbero essere perseguiti per partecipazione alle ostilità». 

«Continueremo a lavorare con le autorità di Kiev per cercare di ottenere il rilascio di tutti i cittadini britannici che prestavano servizio nelle forze armate ucraine e che sono detenuti come prigionieri di guerra», conclude infine Downing Street.

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