Aumenta la tensione nel Golfo Persico dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che in un post pubblicato su Truth ha definito la minaccia delle mine marine “l’unica risorsa” rimasta all’Iran nel contesto della guerra in corso contro Teheran. Il presidente americano ha sostenuto che le capacità operative iraniane sarebbero ormai drasticamente ridotte, sottolineando come le 28 imbarcazioni posamine di Teheran “giacciano anch’esse sul fondo del mare”, lasciando di fatto “orfane” le mine disseminate nelle acque del Golfo.
Secondo Trump, l’Iran potrebbe contare esclusivamente sulla possibilità che una nave commerciale o militare “si imbatta” in uno degli ordigni ancora presenti nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito di petrolio e gas.
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Nelle stesse ore, “diverse navi” della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta dall’inizio del conflitto. A riferirlo è stato il giornalista di Axios Barack Ravid, citando una fonte dell’amministrazione americana. Il movimento, secondo quanto riportato, non sarebbe stato coordinato con Teheran, segnando così un passaggio significativo nella possibile escalation militare.
Il transito di navi statunitensi in un’area ad alta sensibilità rappresenta un messaggio diretto all’Iran e alla comunità internazionale. Infatti, Hormuz, largo poche decine di chilometri nel suo punto più stretto, è il corridoio attraverso cui transita una quota rilevante delle esportazioni mondiali di petrolio.
Inoltre,Trumpha annunciato l’avvio di un processo di bonifica delle acque dello Stretto, definendolo un “favore ai Paesi di tutto il mondo”. Tra questi ha citato esplicitamente Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia e Germania, economie fortemente dipendenti dalle rotte energetiche che attraversano l’area. “Incredibilmente, non hanno avuto il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli”, ha scritto il presidente, rivendicando il ruolo guida degli Stati Uniti nella sicurezza marittima internazionale.
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