Trump e i dubbi sulla salute mentale: dibattito aperto negli Stati Uniti 

Dalle dichiarazioni sull’Iran allo scontro con il Papa, cresce il dibattito pubblico sulle condizioni psicologiche del presidente a pochi mesi dalle elezioni di mid-term

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Furbo come una volpe o fuori di testa?”, questo l’interrogativo, riportato dal New York Times e tornato al centro dell’attenzione negli Stati Uniti, che accompagna da anni la figura di Donald Trump. Si riapre così il dibattito su quali siano le sue reali condizioni mentali. A riaccendere la discussione sarebbero state le recentidichiarazioni del presidente, caratterizzate da toni estremi e attacchi verbali agli alleati. Infatti, sempre secondo il corrispondente capo dalla Casa Bianca del New York Times, il comportamento “erratico” e i commenti delle ultime settimane hanno rafforzato questo dilemma che da tempo divide l’opinione pubblica.

Le dichiarazioni su un possibile annientamento dell’Iran, con l’evocazione della distruzione di “un’intera civiltà”, hanno suscitato reazioni preoccupate sia tra i democratici sia in settori tradizionalmente moderati del Partito repubblicano. A questo si è aggiunto il duro attacco rivolto a Papa Leone XIV, interpretato da alcuni come un gesto politicamente rischioso, capace di poter allontanare una parte significativa dell’elettorato cattolico.

I precedenti storici sui presidenti degli Stati Uniti

D’altro canto, come riporta SkyTg24, non è la prima volta che la salute mentale di un presidente in carica diventa oggetto di dibattito. Negli anni recenti, osservazioni simili a quelle fatte su Trump, erano state mosse nei confronti di Joe Biden, soprattutto dopo un dibattito televisivo in cui l’allora presidente apparve affaticato e meno reattivo. 

Ancora prima, invece, durante la fase finale del secondo mandato di Ronald Reagan, alcuni segnali di declino cognitivo avevano alimentato interrogativi, poi rafforzati dall’ammissione pubblica solo anni dopo, della diagnosi di Alzheimer.

La difesa ufficiale di Trump e le fratture con i conservatori

LaCasa Biancaha respinto con fermezza ogni insinuazione. Infatti, proprio il portavoce Davis Ingles ha definito il presidente “energico e pienamente operativo”, sottolineando la sua presenza costante sulla scena pubblica. Trump stesso, in più occasioni, si è autodefinito un “genio stabile”, rivendicando lucidità e capacità decisionale.

Nonostante ciò, alcune crepe emergono anche nel campo conservatore. Ex collaboratori, tra cui l’ex avvocato della Casa Bianca Ty Cobb e l’ex portavoce Stephanie Grisham, hanno espresso preoccupazione per il tono e il contenuto delle recenti dichiarazioni definendolo “un folle”. Persino figure vicine all’area Maga, come Candace Owens e l’estremista Nicholas Fuentes, hanno preso le distanze.Sul piano istituzionale, l’ipotesi resta confinata all’opposizione democratica e non sembra trovare sponde concrete al Congresso.

Tuttavia, i sondaggi indicano un mutamento nell’opinione pubblica: secondo una rilevazione Reuters, il 61% degli americani ritiene che Trump sia diventato più incostante con l’età, mentre solo il 45% lo considera mentalmente acuto e capace di affrontare le sfide del mandato. Un dato in calo rispetto al 2023, che potrebbe incidere sugli equilibri politici di un presidente prossimo agli 80 anni e già entrato nella storia come il più anziano all’inizio di un mandato.

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