Come da copione, Donald Trump dopo aver innescato la guerra, formula ultimatum per finirla. Ebbene, il presidente a stelle e strisce ha minacciato nuovamente didistruggere le infrastrutture vitali dell’Iran se Teheran non accetterà un accordo di pace e non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro domani. Un giro di vite che sembra non voler attendere prese di tempo da parte del Paese degli ayatollah, che però considera a dir poco “disperato” l’ultimatum del tycoon.
Intanto, infatti, la preoccupazione non sembra frenare il comando militare centrale iraniano che prosegue nei suoi bombardamenti: a poche ore dal proposta trumpiana, l’Iran ha colpito con missili e droni Israele e Kuwait. Mentre le forze speciali Usa hannorecuperato il secondo pilota disperso nel Paese in seguito all’abbattimento dell’F-15Eavvenuto lo scorso venerdì.
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Insomma, Trump si sfoga sul suo social Truth mandando messaggi chiari e senza troppi margini di interpretazione alla leadership iraniana: “Aprite il maledetto Stretto (di Hormuz, ndr) o vivrete l’inferno. Martedì sarà il giorno delle centrali energetiche e dei ponti, tutto in uno“. Un messaggio che ha tutto il gusto di essere una minaccia. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha portato e continua a generare destabilizzare nei mercati globali, dalle Borse al petrolio che solo 48 ore fa è volato sopra i 110 dollari al barile.
In sostanza, nonostante negli ultimi anni gli Stati Uniti abbiano ridotto la propria dipendenza energetica diventando un Paese esportatore di gas, petrolio e derivati, come rileva ilNew York Times, Washington continua ad acquistare greggio e gas dal Golfo per un valore pari a 23 miliardi di dollari. Le importazioni Usa via Hormuz superano, in valore assoluto, quelle dei singoli Paesi europei, dalla Francia che compra prodotti energetici per 13 miliardi, all’Italia con 11 miliardi.
Quindi, trovare un accordo per la riapertura di uno dei tratti di mare più strategico, risulta a dir poco fondamentale per gli Stati Uniti, nonché per quei 40 Paesi “volenterosi” che si sono riuniti in una videoconferenza organizzata dal Regno Unito chiedono la “riapertura immediata“. Trump, allora, sfodera il suo ottimismo come si concede di fare in ogni momento di estrema tensione in cui sembra non saper che esito avranno le sue parole.
“Credo che riusciremo ad avere un accordo entro domani“, afferma l’inquilino della Casa Bianca secondo quanto riferito da Fox News, a cui ha riferito che sono in corso i negoziati. Il tycoon, in ogni caso, mantiene alta l’asticella sostenendo e continuando a minacciare che se gli iraniani “non fanno un accordo in fretta“, si dice pronto a “far saltare tutto per aria e prendere il controllo del petrolio: vedrete ponti e centrali elettriche crollare ovunque“. In verità, nulla di nuovo rispetto a quanto affermato dieci giorni fa, quando Trump aveva dato proprio fino a domani a Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz e siglare un accordo per il cessate il fuoco, ultimatum ribadito ieri e oggi.
E così, in caso di mancata intesa, il presidentenon ha escluso di attaccare infrastrutture civili, i siti energetici così come minaccia di attaccare lo Stretto di Homruz, l’isola di Kharg, ovvero principale hub per l’esportazione del petrolio, e le coste intorno al Golfo.
Dal canto loro, gli iraniani hanno replicato a stretto giro facendo sapere che riapriranno lo Stretto di Hormuz una volta che avrà ricevuto un risarcimento per i danni provocati dalla guerra attraverso un “nuovo regime legale” basato sui pedaggi per il transito. E quanto alle ultime colorite minacce di Trump, Seyyed Mehdi Tabatabaei, responsabile della comunicazione dell’ufficio presidenziale iraniano, ha affermato che il presidente Usa “ha fatto ricorso a oscenità e insensatezze a causa della pura disperazione e della rabbia“.
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