Donald Trump respinge le contestazioni ricevute durante la sua apparizione al Madison Square Garden in occasione di gara-3 delle Finals NBA tra New York Knicks e San Antonio Spurs. Il presidente degli Stati Uniti, inquadrato sui maxischermi dell’arena durante l’esecuzione dell’inno nazionale, è stato accolto da una rumorosa ondata di fischi da parte di una parte consistente del pubblico presente sugli spalti.
Nonostante le immagini e le testimonianze diffuse dai media americani, Trump ha fornito una versione diversa dell’accaduto. Prima di imbarcarsi sull’Air Force One per fare ritorno a Washington, il presidente ha dichiarato ai giornalisti di aver percepito un clima favorevole. “Erano soprattutto applausi”, ha affermato, definendo l’accoglienza ricevuta “molto positiva” e addirittura “straordinaria”. Infatti, secondo Donald Trump, all’interno dell’arena si respirava “molto entusiasmo”, in una serata che ha definito memorabile anche dal punto di vista sportivo.
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Le proteste contro Donald Trump dentro e fuori il Madison Square Garden
Le contestazioni nei confronti del presidente erano iniziate già diverse ore prima dell’inizio della partita. L’arrivo del corteo presidenziale nel cuore di Manhattan è stato accompagnato da manifestazioni spontanee e gesti di dissenso da parte di numerosi cittadini. Lungo il percorso sono comparsi cartelli con slogan come “Nessuno ti vuole”, “Trump vattene” e richieste di rimozione dall’incarico, mentre diversi passanti hanno rivolto insulti e gesti offensivi al convoglio.
Fuori il Madison Square Garden, molti tifosi in attesa di entrare nell’arena hanno accolto il presidente con fischi e cori di protesta. Una volta all’interno, la scena si è ripetuta quando il volto di Donald Trump è apparso sui maxischermi durante l’inno nazionale statunitense. In quel momento una parte significativa del pubblico ha espresso apertamente il proprio dissenso con una nuova raffica di “buu”.
La partita di basket e la massima sicurezza
Trump ha assistito all’incontro dalla loggia privata del proprietario dei Knicks, James Dolan, suo amico di lunga data. Accanto a lui erano presenti il genero Jared Kushner, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, il segretario ai Trasporti Sean Duffy e la nipote Kai Trump. Inoltre, durante la partita, le telecamere hanno immortalato il presidente mentre consumava uno spuntino a base di patatine fritte accompagnate dall’immancabile Diet Coke, la sua bevanda preferita.
La presenza del presidente ha comportato un imponente dispiegamento di sicurezza nell’area del Madison Square Garden. Decine di agenti del Secret Service hanno presidiato la zona, con transenne alte oltre due metri installate lungo le strade circostanti e controlli rafforzati sia all’esterno che all’interno dell’arena. Sul piano sportivo, invece, la serata si è conclusa con la vittoria dei San Antonio Spurs sui Knicks, ma l’attenzione mediatica è stata inevitabilmente catturata dalla presenza di Trump e dalle reazioni contrastanti del pubblico newyorkese.
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