Donald Trump non dimentica. Ormai, questo sembra chiaro anche a chi di politica estera non se ne intende. Dopo il caos scoppiato nelle scorse settimane in relazione a un servizio di Panorama, programma prodotto dalla BBC inglese, il presidente degli Stati Uniti ha deciso di fare causa all’emittente pubblica. Le accuse sarebbero di pratiche commerciali scorrette e diffamazioni. Il titolare della Casa Bianca ha chiesto un risarcimento di oltre 5 miliardi di dollari per ciascuno dei capi di accusa.
La causa, presentata dagli avvocati del Tycoon al tribunale federale di Miami, si riferisce a un documentario realizzato andato in onda nel Regno Unito prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2024. In esso, Trump sostiene che il suo discorso sia stato manipolato in modo tale che sembrasse incoraggiare direttamente i manifestanti che assaltarono Capitol Hill il 6 gennaio 2021.
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La dichiarazione di Trump dopo la denuncia alla BBC
“La BBC, un tempo rispettata e ora caduta in disgrazia, ha diffamato il presidente Trump manipolando in modo intenzionale, maliziosamente e in modo ingannevole il suo discorso, nel tentativo sfacciato di interferire nelle elezioni del 2024”, si legge in una nota presentata e diffusa dal team di legali del presidente.
Lo scorso novembre, l’emittente televisiva aveva presentato le proprie scuse, ammettendo l’avvenuta manomissione del discorso attraverso il montaggio di due passaggi separati. La BBC, però, ha sottolineato che si sarebbe trattato di un errore involontario, senza intenzioni diffamatorie.
Nella lettera di scuse inviata al presidente, ha spiegato i motivi per i quali non ci sarebbero state le basi per intentare una causa. Tra questi, il fatto che il programma fosse andato in onda solo in Gran Bretagna e che il presidente non ne fosse stato danneggiato, essendo stato riletto poco dopo. Il mea culpa dell’emittente, però non è bastato e Trump ha comunque deciso di intentare la causa.
Trump e il rapporto con i media
Il clima di ostilità presente nel rapporto tra il Tycoon e i media risulta ormai una prassi ben nota. Negli Stati Uniti il presidente ha dichiarato da tempo guerra ai media, definendoli più volte “nemici del popolo” e avviando una serie di cause contro il New York Times, CBS e il Wall Street Journal. Per esempio, a settembre aveva fatto causa al New York Times, a quattro dei suoi giornalisti e alla casa editrice Penguin Random House, sempre per diffamazione: in quel caso aveva chiesto un risarcimento da 15 miliardi di dollari. Questa volta, però, la causa intentata contro la BBC, rappresenta la prima battaglia del presidente contro i media fuori dai confini americani.
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