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Trump a Davos: “Prima gli Stati Uniti”

Trump arriva al Forum Economico Mondiale di Davos portando una nuova visione sulla globalizzazione, ribadendo l'imposizione di nuovi dazi e affrontando la questione groenlandese. Il tema dell'America first viene portato ai suoi limiti più estremi

4 Min di lettura

Il meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos apre il 2026 con la nuova visione di Donald Trump sulla globalizzazione. Il forum dal 1971 si è imposto come luogo imparziale di confronto tra i principali esponenti della società. Il suo obiettivo è stato quello di guidare un cambiamento globale positivo ma quest’anno accoglie la voce dissonante del presidente americano. Il Forum di Davos ha da sempre promosso regole condivise e integrazione economica internazionale, ma la posizione di Trump mira ad imporre una linea nazionalista. Quindi il Meeting di Davos potrebbe mettere in dubbio il concetto stesso di globalizzazione a favore degli interessi del proprio Paese.

Le recenti posizioni di Trump in merito alla volontà di imporre agli Stati europei nuovi dazi e all’insistenza per l’annessione della Groenlandia, sono diventati gli argomenti fondamentali delle riunioni di sicurezza a Davos. Di norma il Forum si organizza secondo panel pubblici, ma la novità assoluta di quest’anno potrebbe essere l’invito della Casa Bianca ad un appuntamento riservato rivolto a tutti i leader dell’economia globale.

Von der Leyen per una risposta europea unita

A causa della questione Groenlandia e dei nuovi dazi, l’intervento di Trump a Davos sarà corredato, come evidenziato dal presidente stesso, da un gran numero di incontri e di negoziazioni. La sensazione di un pericolo incombente ha indotto Von der Leyen a pronunciarsi definendo la rottura dell’accordo commerciale sancito la scorsa estate come un esempio di slealtà tra alleati storici. La presidente ha preannunciato una risposta decisa e unita da parte di tutti i Paesi europei.

Mentre Macron ha accusato Trump di volere “un’Europa vassalla”, il premier canadese Carney ha dato voce ad una riflessione più forte. Questa si basa sull’idea che la globalizzazione stia crollando, perché i dazi e gli strumenti economici stanno diventando armi nelle mani delle superpotenze piuttosto che strumenti di cooperazione. Al timore crescente il team Trump ha risposto svalutando il pericolo e ribandendo con forza la propria posizione.

Trump a Davos tra politica interna, Europa e Groenlandia

Nel suo intervento a Davos, Donald Trump affronta alcuni punti salienti, primo tra tutti quello della politica interna. Il presidente rilancia le critiche a Joe Biden e ai democratici dicendo che dal loro governo non sarebbe derivato nulla di positivo. Sotto Biden, infatti, l’amministrazione aveva redatto “la ricetta per il fallimento e il declino”. Trump ha sottolineato come in un solo anno le sue politiche abbiano permesso una crescita economica straordinariamente elevata con il mercato azionario che ha addirittura battuto il proprio record di 52 volte.

Per gli europei Trump propone un cambio di rotta contro la stagnazione economica affermando che, se l’Europa riuscisse a controllare la migrazione rendendo nuovamente riconoscibili alcuni luoghi, potrebbe diventare davvero unita, forte e un valido alleato per gli Stati Uniti.

La questione groenlandese occupa un ruolo centrale nell’intervento di Trump; il presidente fa leva sulla sua convinzione che il controllo degli Stati Uniti sull’isola potrebbe garantire la sicurezza del territorio autonomo e del mondo intero. A tale scopo Trump chiede negoziati immediati e afferma di non avere intenzione di utilizzare la forza. Quella della Groenlandia sarebbe una richiesta non eccessiva a fronte di tutto ciò che gli Stati Uniti hanno già garantito alla Nato.

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