Si riaccendono le tensioni tra Washington e Mosca sul terreno più delicato di tutti: quello del nucleare. La possibilità di una ripresa dei test atomici da parte degli Stati Uniti, dopo oltre trent’anni di pausa, suscita forte preoccupazione in Russia e fa riaffiorare lo spettro di una nuova corsa agli armamenti.
A lanciare l’allarme è il rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, in un’intervista concessa all’agenzia russa Ria Novosti. “Naturalmente questa decisione ha provocato scalpore sia nel mondo che negli Stati Uniti”, ha dichiarato il diplomatico. “Molti comprendono il pericolo di un simile passo, il rischio di riprendere test nucleari che non vengono condotti dall’inizio degli anni Novanta. Potrebbe portare a una nuova escalation, a una corsa agli armamenti senza fine e a conseguenze imprevedibili. Ma noi stiamo osservando con attenzione”.
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Nebenzya ha sottolineato che la Russia “sta monitorando da vicino” le azioni di Washington e ha ribadito che “il presidente Putin ha messo tutti i puntini sulle i” riguardo alla posizione russa in materia di deterrenza. Una frase che, nel linguaggio diplomatico di Mosca, suona come un avvertimento: qualsiasi passo americano che alteri l’attuale equilibrio strategico sarà considerato una minaccia diretta alla sicurezza nazionale russa.
Il ritorno dei test dopo tre decenni di silenzio
I test nucleari statunitensi sono sospesi dal 1992, quando gli Stati Uniti interruppero le esplosioni sperimentali nel Nevada, aprendo la strada alla firma del Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari (CTBT), mai entrato pienamente in vigore. Sebbene Washington non lo abbia ratificato formalmente, ha mantenuto una moratoria volontaria, rispettata anche dalla Russia.
Negli ultimi mesi, però, diversi segnali provenienti dagli ambienti militari americani hanno fatto pensare a una possibile inversione di rotta. Secondo indiscrezioni, il Pentagono starebbe valutando test “subcritici”, ovvero privi di esplosioni nucleari ma utili per verificare la stabilità e la funzionalità delle testate esistenti, come risposta al crescente programma di armamenti russi e cinesi.
Per Mosca, però, anche un semplice test tecnico rischierebbe di essere interpretato come un gesto politico, un messaggio diretto al Cremlino nel contesto della guerra in Ucraina e della crescente frattura tra Russia e Occidente.
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