Si tratta di una corsa contro il tempo quella in corso dopo il violento terremoto in Colombiadi magnitudo 7.4 che ha colpito il Paese nella mattinata di ieri. Il bilancio provvisorio è drammatico, sono oltre 224 le persone che hanno perso la vita e più di 700 sono rimaste ferite. Particolarmente colpito è il dipartimento del Chocó, dove si trova San José del Palmar, indicato come epicentro del sisma. Interi edifici sono crollati, mentre strade, ponti, ospedali e altre infrastrutture hanno riportato danni significativi.
La scossa, durata più di un minuto nelle prime ore del mattino, ha sorpreso migliaia di persone ancora nelle proprie abitazioni. In diverse località la popolazione si è riversata in strada nel tentativo di mettersi al sicuro, tra calcinacci, pali della luce caduti e strutture danneggiate. Nelle scuole si sono registrati momenti di forte paura, soprattutto tra i bambini. Ma a preoccupare maggiormente sono le persone ancora intrappolate sotto le macerie. Le autorità hanno infatti segnalato oltre 2.700 dispersi, un dato che potrebbe però comprendere anche cittadini temporaneamente irraggiungibili a causa delle interruzioni nelle comunicazioni.
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I soccorsi dopo il terremoto in Colombia
Le squadre di emergenza stanno lavorando senza sosta nelle aree maggiormente devastate. Il presidente colombiano Abelardo De La Espriella ha raggiunto le zone colpite per coordinare gli interventi e ha indicato come priorità assoluta il salvataggio delle persone rimaste sepolte. Ogni ora è decisiva per individuare eventuali superstiti, mentre le operazioni procedono tra le difficoltà e il rischio di ulteriori cedimenti degli edifici danneggiati.
Tra le località maggiormente colpite c’è El Cairo, dove secondo le autorità locali circa l’80% dell’abitato sarebbe stato danneggiato. Tra le immagini più drammatiche arrivate dalla Colombia ci sono quelle dei soccorritori impegnati all’Ospedale universitario del Valle (Huv) di Cali, dove il terremoto ha provocato il crollo parziale di alcuni reparti.7 persone sono state estratte vive dalle macerie, mentre le operazioni di ricerca proseguono per individuare altri pazienti rimasti intrappolati.
L’ospedale ha nel frattempo evacuato oltre 600 pazienti,dopo il crollo dei reparti di pediatria e neonatologia. Il direttore sanitario Irne Torres Castro ha confermato che all’interno della struttura ci sono state vittime, ma ha precisato che non è ancora possibile fornire un bilancio ufficiale, invitando a evitare speculazioni mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie.
La solidarietà internazionale e il sostegno dell’Italia
Di fronte alla gravità della situazione del terremoto in Colombia, si è rapidamente attivata anche la comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno annunciato un pacchetto di aiuti da 15 milioni di dollari, mentre diversi Paesi dell’America Latina hanno messo a disposizione risorse e personale per sostenere le operazioni di emergenza. Il terremoto ha quindi innescato una mobilitazione internazionale mentre le autorità colombiane affrontano una delle peggiori emergenze degli ultimi anni.
Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dall’Italia. Infatti, i Presidenti di Camera e Senato e la premier Giorgia Meloni hanno espresso vicinanza alla popolazione colombiana. Inoltre, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha manifestato la disponibilità italiana a contribuire alle operazioni di soccorso, sottolineando: “Siamo pronti a dare il nostro contributo”.
La fascia sismica delle Andee l’aggressione al sindaco di Cali
Il sisma riporta l’attenzione sulla particolare vulnerabilità geologica dell’America Latina. La regione andina è interessata da una intensa attività tettonica, legata soprattutto alla convergenza tra la placca di Nazca e quella sudamericana. Lungo questo margine della crosta terrestre si verificano terremoti di elevata magnitudo e, secondo i dati riportati, la catena delle Ande registra mediamente numerose scosse superiori a magnitudo 7 ogni anno.
Il terremoto in Colombia arriva dopo altri forti eventi sismici registrati in America Latina, tra Venezuela e Perù. Il più impressionante resta quello di Valdivia, in Cile, del 22 maggio 1960 con magnitudo 9.5, è considerato il terremoto più potente mai registrato. La storia sismica dell’area ricorda dunque quanto devastante possa essere l’impatto di eventi di questa portata, soprattutto quando colpiscono centri abitati con infrastrutture fragili.
Inoltre, come riportato dai media locali,il sindaco di Cali, Alejandro Eder, è stato aggredito mentre si trovava a gestire l’emergenza nelle strade della città dopo il terremoto in Colombia. Infatti, il primo cittadino si trovava in compagnia di diverse persone quando un gruppo ha iniziato a gridargli contro e mentre la scorta cercava di allontanarlo dall’area, gli è stato lanciato un sasso alla testa.
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