Stephen Colbert ha aperto l’ultima puntata del suo Late Night Show con un monologo che si discosta notevolmente dalla tipica leggerezza della comicità televisiva, per diventare invece una profonda denuncia politica. Al centro della sua riflessione, la tragica morte di Renee Good, avvenuta a Minneapolis durante un’operazione federale, e il modo in cui l’amministrazione Trump ha cercato di narrare l’episodio.
Colbert, espressamente contro Trump, ha descritto l’accaduto come “una tragedia insensata eppure del tutto prevedibile“, sintetizzando il cuore del suo discorso: non un evento isolato, ma il risultato diretto di un clima politico e istituzionale specifico. In particolare, ha messo in luce l’esistenza di un video, già visto da milioni di persone, che mostrerebbe un agente federale sparare a una cittadina americana “senza motivo, davanti a testimoni, in piena strada“.
Leggi Anche

Stephen Colbert e la critica verso Trump: “Vi dice di credere a lui e non ai vostri occhi“
Colbert ha incentrato la sua critica basandosi non soltanto sul singolo episodio avvenuto a Minneapolis, ma anche sulla narrazione ufficiale proposta dall’amministrazione. Secondo il conduttore e comico statunitense, il pubblico è stato invitato a ignorare ciò che ha visto con i propri occhi e ad accettare un racconto alternativo, in cui l’agente avrebbe reagito a un presunto “atto di terrorismo interno“. Per Colbert, il vero nodo della questione non è solo la violenza, ma il tentativo deliberato di imporre dall’alto una verità distorta.
Il monologo si è concluso con un’accusa ancora più potente. Colbert ha suggerito che il messaggio implicito dell’amministrazione sia quello di un potere autolegittimante, capace di definire arbitrariamente ciò che è vero e ciò che non lo è, imponendo al contempo obbedienza assoluta. Ha affermato: “Obbedite o morirete. E se morite, evidentemente non avete obbedito“. Una frase che somiglia più a un atto d’accusa che a una semplice battuta, rendendo il discorso una netta presa di posizione piuttosto che un momento di mero intrattenimento.
Non solo Stephen Colbert: il precedente caso di Jimmy Kimmel
L’intervento di Colbert si inserisce in un contesto già carico di tensione tra la satira televisiva e il potere politico. È inevitabile richiamare alla mente il caso di Jimmy Kimmel, il cui show venne interrotto dopo le dure critiche rivolte a Trump in relazione al caso Kirk. In quella circostanza divenne improvvisamente evidente il sottile equilibrio tra libertà di espressione e pressioni politiche.
Il confronto sorge spontaneo: rischia ora anche Colbert di subire la stessa sorte di Kimmel? Quando un comico smette di limitarsi alla satira “innocua” e si spinge oltre, mettendo in discussione la legittimità morale e narrativa del potere, le reazioni non rimangono esclusivamente ipotetiche. I programmi late-night, tradizionalmente spazi in cui la critica si maschera da intrattenimento, finiscono così per trasformarsi in veri e propri teatri di conflitto politico.
© Riproduzione riservata


