consorzio arcale

Stati Uniti, capo di stato maggiore costretto alle dimissioni: Trump accelera il riassetto dei vertici

Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump sta facendo dei cambiamenti ai vertici partendo dal capo di stato maggiore Randy George. Tra nuovi progetti nel Pentagono e scosse al governo, si delinea una nuova fase dell’amministrazione fatta di siluramenti e fedeltà politica

4 Min di lettura

Nuovi scossoni nell’amministrazione degli Stati Uniti. Il segretario alla DifesaPete Hegsethha chiesto al capo di stato maggiore dell’esercito, il generaleRandy George, di dimettersi e di ritirarsi immediatamente dal servizio. La notizia, riportata daCBS News, si inserisce in una strategia più ampia: affidare il ruolo a una figura considerata più in linea con la visione militare del presidente americanoDonald Trump.

La decisione non riguarda solo George. Nelle stesse ore Hegseth ha rimosso anche il maggiore generaleWilliam Green, responsabile dei cappellani militari, e il generaleDavid Hodne, a capo dell’Army Transformation and Training Command. Si tratta dell’ultimo episodio di una serie di cambiamenti ai vertici militari e della sicurezza. Negli ultimi mesi sono stati allontanati diversi funzionari, tra cuiJeffrey Kruse,Shoshana Chatfield,Timothy Haugh,Lisa FranchettieLinda Fagan.

Il profilo del capo di stato maggiore

Randy George era stato nominato durante l’amministrazione diJoe Bidene aveva ricoperto anche il ruolo di assistente militare senior dell’allora segretario alla DifesaLloyd Austintra il 2021 e il 2022. Ufficiale di fanteria e laureato a West Point, aveva partecipato alla prima Guerra del Golfo e alle missioni in Iraq e Afghanistan.

Il suo incarico di capo di stato maggiore, normalmente della durata diquattro anni, era stato confermato dal Senato nel 2023 e sarebbe dovuto proseguire fino al 2027. La richiesta di dimissioni anticipata rappresenta quindi una rottura significativa rispetto alla prassi.

Il caso Bondi e la “linea dura” di Trump

Parallelamente, anche sul fronte politico prosegue il riassetto. Dopo l’uscita di scena diKristi Noem,è stata rimossa anche l’attorney generalPam Bondi,sostituita ad interim dal suo viceTodd Blanche.

Alla base del licenziamento ci sarebbero le tensioni sulla gestione dei dossier più delicati, in particolare quello legato aJeffrey Epstein: ritardi nella diffusione dei documenti, accuse di scarsa tutela delle vittime e sospetti di informazioni non rese pubbliche hanno alimentato polemiche crescenti. La situazione è diventata ancora più delicata quando Bondi è stata chiamata a testimoniare davanti alla commissione di vigilanza della Camera.

A pesare sono stati anche gli insuccessi nelle azioni legali contro avversari politici di Trump, tra cuiJames Comey e Letitia James. Nonostante un approccio inizialmente aggressivo, molti procedimenti non hanno prodotto i risultati sperati, aumentando la frustrazione del presidente.

Trump ha comunque accompagnato l’uscita contoni concilianti, definendo Bondi “una grande patriota” e annunciando per lei un futuroincarico nel settore privato, forse di alto profilo. Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe trattarsi anche di unanomina di prestigio, come quella a giudice.

Una nuova fase negli Stati Uniti

Il possibile avvicendamento non si ferma qui: tra i nomi sotto osservazione c’è ancheTulsi Gabbard, sempre più isolata su alcune scelte di politica estera.

Nel complesso, emerge una linea chiara:rafforzare il controllo politico e ridefinire rapidamente gli equilibri interni all’amministrazione.Una dinamica che richiama da vicino il primo mandato di Trump, segnato da continui cambi ai vertici.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
Antichi Telai 1894

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.